Sulla bancassicurazione di Generali la rete agenziale chiede cautela e coinvolgimento nelle scelte industriali. È il messaggio che Federico Serrao, presidente di GA-GI (Gruppo Agenti Generali Italia), ha portato in un’intervista a Milano Finanza pubblicata oggi, in un momento in cui il dibattito finanziario ipotizza possibili accordi tra il Leone e Unicredit, oppure con Monte dei Paschi di Siena in vista della scadenza della joint venture con Axa.
GA-GI rappresenta 1.200 imprenditori e gestisce 6,2 miliardi di euro di premi annui, oltre la metà della rete agenziale di Generali Italia. Il bilancio 2025 del gruppo, chiuso con utili di gruppo record, conferma per Serrao la solidità del modello distributivo basato sulla rete: «La rete agenziale è un asset centrale per Generali, con competenze che nessuna banca, nessun algoritmo e nessun call center possono replicare nel breve termine».
Le due richieste di GA-GI
Nell’intervista il presidente di GA-GI articola due richieste precise rispetto a eventuali accordi bancassicurativi. La prima: che i prodotti di Generali restino esclusivi della rete agenziale, distinguendosi eventualmente da quelli distribuiti dallo sportello di una banca. La seconda: che, qualora Generali decida di siglare accordi bancassicurativi, la rete agenziale partecipi al valore di quegli accordi. «Non come ostacolo, ma come protagonista», precisa Serrao.
«Avere canali distributivi alternativi non è automaticamente sinonimo di crescita se non lavorano in sinergia», spiega il presidente di GA-GI. «La rete agenziale dovrebbe essere coinvolta in decisioni industriali di questo tipo per buon senso, non per rivendicazioni».
Sull’insurbanking del Gruppo: aperti, ma con reciprocità
Sul fronte interno, GA-GI guarda con interesse al modello insurbanking che il Gruppo sta sviluppando attraverso Alleanza, basato sull’offerta di prodotti bancari attraverso la rete. Serrao chiarisce che la rete agenziale distribuisce già conti correnti Banca Generali e che non c’è chiusura a un eventuale potenziamento, a condizione che la relazione sia costruita su basi di reciprocità. La linea espressa nell’intervista è netta: i clienti Banca Generali devono poter accedere alle competenze assicurative della rete attraverso gli agenti, non attraverso canali alternativi.
Il contesto
L’intervista arriva in una fase di forte movimento sugli equilibri azionari di Generali. L’assemblea del 23 aprile ha confermato la presenza di Unicredit all’8,72% del capitale come terzo azionista, dietro MPS-Mediobanca al 13,19% e Delfin al 10,05%. Diversi soggetti istituzionali, tra cui la Fondazione CRT, hanno espresso valutazioni positive su un possibile asse industriale tra Generali e Unicredit. In questo dibattito, prima dell’intervista pubblicata oggi, mancava la voce della distribuzione agenziale, che con i suoi numeri rappresenta il presidio operativo del business assicurativo italiano del Leone










