Per l’applicazione delle novità normative sulla Previdenza complementare “è auspicabile un rinvio legislativo al 1° gennaio 2027 o, comunque, un approccio flessibile e pragmatico da parte della vigilanza”. A dirlo il Presidente di Assoprevidenza Sergio Corbello intervenuto nell’ambito del seminario organizzato a Roma da Assoprevidenza e PwC Italia. Irrealistica, invece, la scadenza del prossimo 1° luglio.
La messa a terra delle nuove forme di prestazione comporta, infatti, modifiche a statuti, regolamenti e documentazione interna dei fondi pensione: chiede nuove procedure informatiche e una strategia comunicativa agli iscritti, che sia esaustiva e indichi quali le opportunità sul tavolo. Attività complesse, che richiedono un orizzonte più lungo.
Il seminario è stato introdotto da Mario Pepe, Presidente della Covip, la Commissione di Vigilanza sui fondi pensione, che ha offerto al mondo della previdenza una riflessione sul patto intergenerazionale, messo a rischio da cambiamenti strutturali nel lavoro e nei modelli familiari, dagli effetti delle guerre e da tutto quanto oggi toglie ai giovani la capacità di progettare con serenità il proprio futuro. Pepe ha auspicato la costituzione di coperture pensionistiche complementari che partano dalla nascita, per allungare le prospettive temporali dei fondi e incrementarne le dimensioni, così da abilitare investimenti nell’economia reale del Paese. Solamente i grandi fondi, di lunghissima prospettiva, sono in grado di assorbire il rischio di illiquidità di questi impieghi e coglierne i correlati premi di rendimento. Secondo Pepe il sistema dovrebbe indirizzarsi alla realizzazione pochi fondi, con masse critiche significative, citando i modelli australiano, canadese e britannico come esempi virtuosi di capacità d’investimento nell’economia reale, attese appunto le dimensioni. Il Presidente COVIP ha anche difeso la riforma della contribuzione di Vigilanza, dal 2026 calcolata non più sui flussi contributivi ma sulle riserve.
Tre nuove forme di prestazione
Corbello ha illustrato il quadro normativo, ribadendo le complessità che caratterizzano le nuove prestazioni:
1. Rendita a durata definita: calcolata in funzione della speranza di vita (tavole ISTAT), erogata per un periodo determinato.
2. Prestazione mediante prelievi: l’iscritto preleva periodicamente dal montante, entro un importo massimo predeterminato.
3. Prestazione mediante erogazione frazionata: il montante viene erogato in rate per almeno 5 anni (la forma più semplice).
Il Presidente di Assoprevidenza – insieme a Flavio Fidani, partner di PwC Italia – ha espresso un giudizio positivo sulle innovazioni, perché rispondono a un’esigenza concreta degli iscritti, che da sempre rifuggono dalla rendita vitalizia preferendo incassare subito il montante accumulato nei fondi pensione, ma ha anche evidenziato le questioni operative e di coerenza con la mission previdenziale che restano aperte.
Infatti, in relazione a queste ultime, è stato sollevato il tema del rischio possibile da parte del pensionato di rimanere “scoperto” al termine dell’erogazione delle nuove forme di rendita, in un momento di particolare fragilità. Su questi aspetti si è concentrato il Team di PwC Italia, che ha sottoposto alcune possibili soluzioni agli operatori.
Anche Assoprevidenza ha sottolineato che il vero rischio non coperto è quello dell’estrema vecchiaia, quando la rendita complementare si esaurisce e rimane solo la pensione INPS, sempre meno adeguata al costo della vita.
Le questioni operative:
• Tavole ISTAT da utilizzare: Assoprevidenza ha proposto che COVIP stipuli una convenzione con ISTAT per pubblicare annualmente sul proprio sito le tavole di riferimento, sollevando gli operatori da ogni incertezza sul tema.
• Fiscalità da applicare: l’Associazione ha già avviato contatti informali con l’Agenzia delle Entrate; non è prevista l’emanazione di una loro circolare, ma si è aperta la strada per una risposta a una consulenza giuridica. Assoprevidenza, comunque, si impegna a pubblicare entro metà giugno orientamenti tecnici per il sistema.
• Designazione del beneficiario: è un elemento obbligatorio nella fase di decumulo; in caso di decesso nel durante restano aperte le tematiche di effettiva individuazione del designato e il problema dell’eventuale periodica verifica della sua esistenza in vita vivendo il titolare della prestazione.
• Non cumulabilità delle prestazioni (per esempio con la R.I.T.A, Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) e irrevocabilità della scelta.
PwC Italia: prestazioni a confronto
Francesco Cuzzucrea, Partner PwC Italia, ha illustrato un Case study in cui sono state messe a confronto una rendita vitalizia con reversibilità e una rendita a durata definita – prestazione introdotta dalla legge di Bilancio – ipotizzando poi un’integrazione di essa con le coperture LTC e/o malattie croniche.
In un contesto demografico di aumento della longevità e d’importanza sempre maggiore del profilo pensionistico, anche ai fini di un finanziamento delle spese sanitarie e assistenziali, crescenti al crescere dell’età, l’introduzione delle coperture LTC e/o sanitarie consente di salvaguardare i flussi di reddito del pensionato, laddove necessario.
La costruzione di queste coperture integrative – ha sottolineato Cuzzucrea – dovrebbe avvenire nel corso della fase contributiva dell’aderente, al fine di contenerne il costo. Il Case study dimostra che il finanziamento “one shot” al momento del pensionamento potrebbe risultare molto/troppo oneroso.
I temi-chiave secondo i fondi
Dal dibattito tra i rappresentanti dei fondi pensione Luigi Antonelli (Fondo COMETA), Simone Bini Smaghi (ARCA Fondi SGR), Vincenzo Liso (Fondo MARIO NEGRI) e Oliva Masini (Fondo PREVINDAI) sono emersi alcuni temi principali. In sintesi:
- SOSTENIBILITA’ PREVIDENZIALE NEL LUNGO PERIODO – Si è ribadito che il rischio principale non si colloca durante la fase di decumulo, ma dopo: al termine della rendita a durata definita, l’iscritto rimane solo con la pensione INPS, sempre meno adeguata. La LTC è il nodo da affrontare;
- LTC (LONG TERM CARE) – Unanime consenso sulla necessità di coperture LTC, preferibilmente in forma collettiva e obbligatoria, con contribuzione che inizi durante la vita lavorativa. Auspicio condiviso: le fonti istitutive (contratti collettivi) si facciano carico di spingere i fondi di origine collettiva ad attivarle;
- COMUNICAZIONE ED EDUCAZIONE PREVIDENZIALE – I fondi dovranno investire significativamente in comunicazione personalizzata. La distinzione tra “informare” e “educare” è centrale: si tratta di attivare riflessioni sulla pianificazione finanziaria personale, non solo di rendere noti i nuovi prodotti;
- COMPLESSITA’ OPERATIVA – Le nuove prestazioni comportano un notevole carico amministrativo per i fondi, in particolare per i fondi negoziali che non hanno mai erogato rendite direttamente. L’auspicio è di partire con opzioni semplici e ampliarle progressivamente;
- MERCATI FINANZIARI NEL PERIODO DI DECUMULO – Il capitale in decumulo rimane esposto alla volatilità dei mercati. Per i fondi dovranno esservi regole chiare sulla gestione dei comparti durante l’erogazione e una chiara informativa al riguardo nei confronti degli aderenti.









