Il conto è salato: quasi due miliardi di euro per il Sud Italia, dopo il passaggio del ciclone Harry. Poi c’è il dramma in corso a Niscemi, dove una frana rischia di portare via un intero paese.
«Una tragedia annunciata», hanno detto in molti. «Una situazione paradossale», commenta Giovanni Liverani presidente di Ania. «Il 40% del territorio italiano è a rischio sismico, il 90% dei comuni italiani è classificato con “rischio idrogeologico elevato”. Verso questi fenomeni in Italia si spera ancora nella fortuna o nell’intervento dello Stato invece sarebbe ora di fare quello che serve».
Cosa si può fare allora?
«La soluzione c’è e il governo ha cominciato ad introdurla con l’obbligatorietà per le imprese di assicurarsi dai tre rischi più diffusi: terremoto, frane e inondazioni». Nel testo della Legge di Bilancio 2024 che ha introdotto l’obbligo di sottoscrizione delle polizze contro le catastrofi naturali, però sono esclusi fenomeni come le mareggiate o le “bombe d’acqua” che hanno colpito recentemente le Regioni meridionali. «Si é cominciato a rendere obbligatorie le coperture dai rischi più diffusi e più pericolosi. Le mareggiate interessano solo la fascia costiera diciamo fino ad un chilometro: circa 8mila chilometri quadrati contro una superficie complessiva di oltre 3oomila chilometri quadrati, meno del 3%.La legge però non impedisce di estendere le coperture ad altri eventi».
Allo stato attuale, la legge può essere modificata?
«Certo, la legge può e deve essere migliorata, da una parte rendendo veramente obbligatoria l’operatività, in modo da non penalizzare chi si é assicurato rispetto ai “soliti furbi” e archiviando le proroghe annunciate o praticate. Dall’altra valutando di estendere l’obbligo, o incentivare l’adesione facoltativa con adeguati sgravi, ad altre tipologie di rischio che emergeranno. Ma tornare indietro e togliere l’obbligatorietà come sento dire, è folle».
Resta però il tema dei rimborsi: chi è assicurato rischia di non essere rimborsato perché le mareggiate non rientrano nelle coperture e chi non è assicurato potrebbe non aver accesso ai contributi pubblici, come previsto dalla legge.
«Le assicurazioni pagheranno fino all’ultimo centesimo, nei termini in cui la polizza, obbligatoria o facoltativa, è stata stipulata e lo Stato farà il suo. Ma serve una presa di posizione forte verso le imprese che scelgono di non assicurarsi. Solo così si capirà che le assicurazioni sono uno scudo di protezione necessario».
Quante sono le imprese che si sono assicurate dall’introduzione dell’obbligo?
«A inizio 2025 le imprese assicurate erano il 7%. Dopo un anno sono il 12%: 500.000 su oltre 4 milioni: troppo poche. Il discorso vale anche per le abitazioni: oggi solo il 7% è assicurato. Bisognerà trovare una adeguata formula per mettere in sicurezza anche le case di tutti gli Italiani».










