29 Aprile 2026

Sanità, ANIA al Senato: fondi e assicurazioni a supporto della sostenibilità del SSN

Normativa & Compliance

Ieri al Senato della Repubblica, nel corso di un’audizione sul rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale, il Presidente dell’ANIA, Giovanni Liverani, ha portato il contributo del settore assicurativo su un tema centrale per il futuro del Paese.

Il punto di partenza è chiaro: il #SSN rappresenta un presidio fondamentale di equità e coesione sociale. Ma la sua tenuta nel tempo richiede scelte mirate.

Il quadro della situazione

Il sistema sanitario italiano è caratterizzato da un buon livello di prestazioni, competenze e strutture, spesso riconosciute come eccellenze anche a livello internazionale. Nel complesso, il SSN contribuisce a contenere le disuguaglianze, a fornire un livello di assistenza sanitaria alla popolazione con positive ricadute di carattere demografico e sociale, avendo dimostrato capacità di risposta anche in situazioni emergenziali. Tuttavia, il sistema presenta alcune fragilità che vanno messe in sicurezza se si vuole preservare questo importante strumento a vantaggio della cittadinanza.

La spesa sanitaria complessiva in Italia è in crescita e ha raggiunto nel 2024 i 185 miliardi di euro, di cui 137 miliardi di spesa pubblica e 47 privata, di cui 41 miliardi a carico diretto delle famiglie e poco più di 6 miliardi intermediati da fondi e assicurazioni.

I fondi sanitari e le assicurazioni svolgono già un ruolo importante, offrendo coperture che rispondono ai bisogni concreti delle collettività di lavoratori e delle famiglie. Essi favoriscono, spesso tramite i contratti e accordi di lavoro, l’accesso alle prestazioni, anche per soggetti con minore capacità di spesa, grazie alla mutualizzazione dei costi e a convenzioni con strutture sanitarie. La quota della spesa privata da essi intermediata rimane tuttavia ancora minoritaria (circa il 10%).

Nel 2023 i fondi attivi erano 324, con oltre 16 milioni di assistiti e prestazioni erogate per 3,2 miliardi di euro. Le assicurazioni sanitarie, nel 2024, hanno raccolto premi per 4,7 miliardi, anche per garantire le coperture prestate dai fondi sanitari ai propri assistiti.

Gli interventi necessari

In un quadro di relativo buon funzionamento del sistema, restano tuttavia alcune criticità rilevanti ed alcuni rischi incombenti, che richiedono interventi mirati:

  • in primissimo luogo la sostenibilità finanziaria del SSN, in presenza di una spesa complessiva molto elevata (oltre 137 miliardi di euro), finanziata dalla fiscalità generale, a cui si devono aggiungere circa 47 miliardi sostenuti dalle famiglie italiane;
  • in secondo luogo, la necessità di garantire un livello di efficacia ed efficienza del sistema il più possibile omogeneo territorialmente;
  • la riduzione delle liste di attesa e delle rinunce alle cure;
  • la necessità di investimenti in conto capitale per l’ammodernamento delle strutture e l’innovazione gestionale, anche attraverso le nuove tecnologie;
  • il potenziamento e l’organicità dell’assistenza ai pazienti cronici e non autosufficienti, in risposta all’invecchiamento della popolazione.

Negli ultimi anni sono stati avviati interventi in varie direzioni, e il disegno di legge in esame appare coerente con tali obiettivi.

L’attivazione di nuove fonti di finanziamento mediante riordino dei fondi sanitari collettivi e individuali: un secondo e un terzo pilastro a supporto del Servizio Sanitario Nazionale

Sono tuttavia diventate urgenti alcune iniziative, innanzitutto sul fronte delle coperture finanziarie.

Permane, anzi è in crescita, un’elevata spesa sanitaria a carico diretto delle famiglie (cd. out-of-pocket), spesso dovuta all’impossibilità del SSN di garantire prestazioni essenziali di diagnostica o di chirurgia elettiva in tempi ragionevoli. Ciò genera disuguaglianze, perché vi ricorre solo chi può permetterselo, e va a finanziarie primariamente strutture di erogazione delle prestazioni di tipo privato, sfuggendo al SSN stesso.

In questo contesto, si ritiene opportuno che la riforma includa una revisione organica dei fondi sanitari integrativi, includendo forme assicurative (collettive o individuali) aperte anche all’adesione di quei lavoratori che non dispongono di un contratto collettivo di riferimento, al fine di rafforzarne il ruolo come pilastri finanziari del sistema e, sia chiaro, non in alternativa, ma anzi in sinergia con il SSN e a supporto della sua sostenibilità.

Alcuni di questi temi sono stati già più volte oggetto di interesse, anche recentemente, in sede parlamentare; da ultimo, la legge del 20 aprile 2026, n. 50, che ha convertito il “D.L. PNRR”, ha iniziato, “nelle more della riforma organica della materia,” (cfr. art. 29) un percorso virtuoso, introducendo, per i fondi sanitari, obblighi di trasparenza e rendicontazione.

In Italia tali strumenti (fondi sanitari e polizze assicurative) sono già diffusi, ma per attribuire loro un ruolo strutturale a sostegno del SSN è necessario un quadro normativo uniforme che garantisca efficienza, trasparenza e affidabilità, tutela degli assistiti.

Per quanto attiene alle polizze, la vigilanza dell’IVASS garantisce già una tutela completa della loro affidabilità e trasparenza nei confronti degli assicurati. Diverso è il caso dei fondi sanitari, che ancora non godono di un quadro normativo e di vigilanza consolidato. Il tema è già all’attenzione del legislatore e, come detto, recenti interventi normativi vanno nella giusta direzione ma occorre, come riconosciuto nella norma appena introdotta, una riforma organica.

A fronte della loro diffusione, tuttavia, fondi sanitari e polizze di assicurazione intercettano ancora soltanto il 10% della spesa privata, che in questo modo sfugge al SSN.

In questo ambito, la proposta di ANIA è chiara: da un lato, vanno incentivati con formule di defiscalizzazione o di incentivo fiscale sia i fondi sanitari collettivi che nuovi fondi individuali di tipo assicurativo, al fine di aumentare il grado di intermediazione della spesa privata che è già oggi un rilevante flusso finanziario non intercettato dal SSN; dall’altro, lo stesso flusso andrebbe ricanalizzato – con adeguate misure normative, contrattuali ed organizzative – verso il sistema pubblico in regime di libera professione intramuraria, anche mediante incentivi di copertura da parte delle imprese di assicurazione (per esempio, la riduzione di limitazioni delle coperture come scoperti e franchigie) per quelle soluzioni che prevedano convenzionamenti con le strutture pubbliche.  

Ciò consentirebbe di creare un’opportunità di finanziamento aggiuntiva del SSN e, indirettamente, di sgravare le liste di attesa da quella quota di cittadini, non trascurabile, che già dispongono di uno strumento di copertura integrativa del rischio sanitario.

Si è ritenuto quindi opportuno inserire tra i criteri di delega del disegno di legge:

  • il riordino dei fondi sanitari, con l’obiettivo di ampliare la copertura e rafforzare l’integrazione con il SSN, e
  • adeguate linee guida relative alla libera professione intramuraria del SSN finanziabili da polizze e fondi sanitari mediante formule di convenzionamento ed agevolazioni fiscali

L’introduzione di questi strumenti può contribuire a:

  • migliorare l’equità del sistema sanitario;
  • estendere la copertura a lavoratori e cittadini privi di fondi collettivi;
  • sostenere il SSN, attraverso adeguate convenzioni da parte di fondi e polizze assicurative anche con le strutture pubbliche oltre che, come già avviene, con le strutture private, favorendo in questo modo una maggiore efficienza di entrambi i settori.

Focus sulla proposta di riordino dei fondi sanitari

In particolare, per quanto riguarda i fondi sanitari è necessario, un riordino che garantisca standard adeguati in termini di governance, trasparenza, vigilanza e solidità patrimoniale, riducendo le attuali carenze di vigilanza e disomogeneità con altri settori regolati come ad esempio le assicurazioni.

L’obiettivo è costruire un sistema organico, con l’obiettivo della tutela dell’utente finale e che naturalmente salvaguardi le realtà esistenti e che introduca, accanto ai fondi collettivi, anche fondi individuali accessibili a tutti i cittadini, sul modello della previdenza complementare.

Si è proposto, pertanto, di inserire nel disegno di legge un criterio di delega specifico per il riordino delle forme integrative di assistenza sanitaria, volto a:

  • disciplinare in modo unitario fondi collettivi e individuali – entrambi iscritti in apposite sezioni dell’Anagrafe;
  • prevedere chiare regole di governance, trasparenza e vigilanza prudenziale;
  • garantire equità di trattamento tra fondi sanitari e polizze di assicurazione per consentire la creazione di efficienza, competitività ed equità di regole tra i diversi fornitori di previdenza sanitaria integrativa;
  • ampliare i livelli di copertura dei fondi;
  • rafforzare le prestazioni non incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA);
  • consentire al SSN, mediante apposite convenzioni con gli operatori privati, di poter reintercettare parte della spesa out-of-pocket che oggi esce dal sistema.

Andrebbe inoltre ampliato l’ambito delle prestazioni “integrative” attualmente definite dalla normativa – essenzialmente odontoiatria, riabilitazione e non autosufficienza – includendo:

  • diagnostica e visite (anche in telemedicina);
  • prestazioni in intramoenia, in modo da favorire il convenzionamento con fondi sanitari e polizze e quindi il recupero di spesa privata verso il sistema pubblico;
  • programmi di prevenzione finanziati, in parte, dai due pilastri così creati.

Contestualmente, la quota minima di prestazioni “integrative” al raggiungimento della quale sono riconosciuti agli assistiti dei benefici fiscali dovrebbe essere portata dal 20% al 30%.

Investimenti nelle strutture sanitarie

Un’area dove sussiste un potenziale inespresso di collaborazione pubblico/privato in ambito sanitario, inoltre, consiste nell’incentivazione all’investimento del risparmio assicurativo nell’ammodernamento e rinnovo delle strutture sanitarie pubbliche. I profili di rischio/durata/rendimento di detti investimenti, infatti, sono molto coerenti con le esigenze di asset allocation del risparmio assicurativo e previdenziale di lungo termine. Adeguate politiche di incentivazione regolamentare e fiscale di detti investimenti potrebbero costituire un importante apporto di capitali per la modernizzazione delle strutture sanitarie pubbliche.

La tutela della non autosufficienza, in particolare per gli anziani

Un capitolo che meriterebbe un’approfondita analisi e su cui – se di interesse – ANIA si riserva di far avere apposito documento di lavoro, riguarda la necessità di prevedere una riforma organica di natura infrastrutturale, organizzativa e finanziaria della assistenza integrativa alle persone non-autosufficienti. Questo è un tema strutturale su cui da tempo il settore assicurativo ha offerto la propria disponibilità a costruire assieme alle Istituzioni una rete di protezione finanziario-assistenziale del nostro sistema sociale che consentirebbe la messa in sicurezza di una “bomba a orologeria”, rappresentata dalla combinazione di fenomeni demografici strutturali (longevità, denatalità e difficoltà finanziarie del SSN,…) ed effettive carenze di soluzioni infrastrutturali sul tema delle non autosufficienze, in particolare quella degli anziani.

Ci si auspica che il disegno di legge proseguirà il suo iter e verrà arricchito, nei suoi criteri direttivi, della prospettiva di poter utilizzare fondi sanitari e assicurazioni come strumento a supporto e sostegno del SSN per preservarne il ruolo sociale ed al tempo stesso tenderne più sostenibile la stabilità finanziaria.