Anche l’Ania, l’associazione delle compagnie assicurative, vede con favore la proposta di un fondo previdenziale alla nascita, un «salvadanaio» alimentato inizialmente da un contributo pubblico e poi da versamenti dei familiari e infine del beneficiario quando cominci a lavorare, per avere poi un trattamento pensionistico più adeguato. La proposta è stata illustrata dai presidenti dell’Inps e della Covip, e commentata dal presidente dell’Ania, Giovanni Liverani in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Le assicurazioni sono pronte a fare la loro parte? Come?
«Sono molto contento che Gabiele Fava (Inps) e Mario Pepe (Covip) abbiano preso questa posizione per dare una risposta al rischio concreto della povertà previdenziale dei futuri pensionati. E se vogliono bussare insieme alla porta del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, mi unisco volentieri. Chiunque guardi i dati demografici si rende conto che c’è una bomba a orologeria da disinnescare. Ecco perché, già in occasione della nostra Assemblea generale, ho suggerito un meccanismo simile di risparmio previdenziale, che io proponevo di far partire a 18 anni di età, perché un giovane che si avvicina al lavoro è certamente più consapevole dell’importanza del tema. Ma si può benissimo partire dalla nascita, come dicono i presidenti dell’Inps e della Covip. L’importante è che il meccanismo funzioni. E questo succede solo se c’è libertà di scelta su dove e con chi investire: Inps, fondi pensione, polizze individuali, purché sia una scelta volontaria. Garantendo la concorrenza tra i soggetti si avranno rendimenti maggiori e più efficienza gestionale».
Tutti d’accordo sullo spirito e le finalità del risparmio previdenziale alla nascita. Ma allora perché finora non si è fatto?
«Ci sono state ritrosie comprensibili del governo sulle coperture, ma, a conti fatti, lo Stato dovrebbe metterci solo un contributo minimo all’inizio mentre i vantaggi sarebbero duraturi e rilevanti. Non solo per il beneficiario, perché attraverso un investimento di lungo periodo come questo, dalla nascita alla pensione, il tasso d’interesse composto darebbe luogo a capitali importanti con piccoli risparmi. Ma ci sarebbero risultati positivi anche per la collettività. Si potrebbe, come propone Pepe, stabilire che una percentuale degli investimenti di questo “borsellino previdenziale” vada a iniziative che migliorino la società. Per fare solo qualche esempio: transizione energetica, digitale, housing sociale».
Le assicurazioni oggi già svolgono un ruolo nella previdenza integrativa attraverso i Pip ( piani individuali pensionistici) e i fondi aperti. E ora si candidano a gestire anche questa eventuale forma di risparmio previdenziale alla nascita. Ma offrendo cosa?
«Le assicurazioni hanno già dimostrato di offrire alti rendimenti. Per questo diciamo che la concorrenza è fondamentale per la riuscita dell’operazione. Aggiungo che il successo di un sistema del genere passa anche per la possibilità per i genitori e i nonni del titolare del “borsellino previdenziale” di contribuire allo stesso beneficiando di sgravi fiscali. Il massimo, poi, sarebbe affiancare a questa iniziativa la protezione dai rischi della non autosufficienza, altro tema fondamentale, sempre in conseguenza della crisi demografica. In Germania tutti i cittadini sono già tutelati contro la non autosufficienza, perché non farlo anche in Italia?».
Lei rivendica il ruolo delle assicurazioni anche nella previdenza integrativa, ma la stessa Covip ha più volte sottolineato che i costi di gestione dei Pip e dei fondi aperti offerti dalle compagnie sono sensibilmente più alti di quelli dei fondi chiusi, quelli istituiti da imprese e sindacati. Perché non riuscite a migliorare?
«Stiamo migliorando e dobbiamo ancora migliorare , ma bisogna anche considerare che questi prodotti hanno dietro una consulenza molto approfondita sulle posizioni dei singoli clienti e richiedono quindi una rete di competenze e professionalità che va remunerata. Ma anche se all’inizio si spende un po’ di più si ottiene un prodotto più centrato sui bisogni concreti di ciascuno».
Ferruccio de Bortoli ritiene che per favorire queste forme di risparmio che partono dalla nascita le assicurazioni dovrebbero impegnarsi ad azzerare le commissioni. Si potrebbe fare?
«Qualsiasi elemento che possa agevolare la diffusione della previdenza per i giovani va studiato e quindi non ci tireremmo indietro anche se ci volessero investimenti di carattere finanziario per favorire la diffusione di questi prodotti. Ma de Bortoli ha detto anche un’altra cosa, che ci tengo a ribadire: inserire, in queste forme di previdenza, un vincolo sulle commissioni o magari anche sull’asset allocation verso investimenti ad impatto sociale, anziché perseverare in prelievi fiscali anomali a carico del settore come succede ad ogni legge di Bilancio. Sarebbe un passo avanti gigantesco».









