23 Luglio 2026

Gli assicuratori puntano sul private credit: investimenti in aumento del 57% ma la selezione dei gestori diventa decisiva

Asset & Wealth Management

Marsh (NYSE: MRSH), leader globale nei rischi, nella riassicurazione e nel capitale, nelle persone e negli investimenti e nella consulenza manageriale, ha pubblicato oggi i risultati della Global Insurance Investments Survey 2026. Dall’indagine emerge che la domanda degli assicuratori per il private credit rimane elevata, accompagnata da una crescente selettività nelle scelte d’investimento.

Oltre la metà degli assicuratori intervistati (57%) prevede di aumentare la propria esposizione al private credit nei prossimi 12-24 mesi. Si tratta dell’area che registra le maggiori prospettive di crescita degli investimenti, davanti al reddito fisso investment grade sui mercati pubblici, indicato dal 48% delle compagnie. Il dato segna una netta evoluzione rispetto alla Global Insurance Investments Survey 2024 di Marsh, quando il 37% degli assicuratori prevedeva di incrementare le allocazioni nel reddito fisso e il 32% nel private credit. L’interesse degli assicuratori per il private credit si concentra soprattutto sul segmento investment grade, attualmente in rapida espansione. In particolare, le compagnie mostrano una forte propensione verso il direct lending e i collocamenti privati investment grade, indicati dal 40% degli intervistati, e verso il credito strutturato investment grade, la finanza garantita da asset, i finanziamenti sul valore patrimoniale netto – NAV lending – e il fund finance, citati dal 38%.

«Il private credit rappresenta un’opportunità interessante per gli assicuratori, in particolare nel segmento asset-backed. Consente di diversificare l’esposizione rispetto al rischio corporate e, allo stesso tempo, di ottenere un extra-rendimento significativo rispetto alle obbligazioni investment grade quotate con rating analogo», ha dichiarato David Morrow, Global Insurance Proposition Leader di Mercer.

La propensione verso il private credit rimane particolarmente forte in Nord America. Negli Stati Uniti il 65% degli assicuratori intervistati prevede di aumentare le proprie allocazioni, mentre in Canada la percentuale sale al 74%. In Europa e nel Regno Unito, invece, intende incrementare gli investimenti rispettivamente il 51% e il 46% delle compagnie. L’interesse è più marcato tra gli operatori di maggiori dimensioni. L’81% degli assicuratori con asset superiori a 25 miliardi di dollari prevede di aumentare le allocazioni, rispetto al 46% delle compagnie con un patrimonio inferiore a questa soglia. Anche il comparto di appartenenza incide sulle strategie: il 73% delle compagnie vita prevede di aumentare l’esposizione al private credit, contro il 56% degli assicuratori sanitari e il 40% delle compagnie danni.

Grande attenzione ai rischi del private credit

Gli assicuratori mostrano una piena consapevolezza circa i rischi associati al private credit. La principale preoccupazione, indicata dal 66% degli intervistati, riguarda la possibile riduzione del premio per l’illiquidità e la compressione degli spread. Il dato segnala la volontà degli investitori di assicurarsi una remunerazione adeguata rispetto ai vincoli di liquidità propri di questa asset class. Tra gli altri fattori di attenzione figurano il deterioramento degli standard di sottoscrizione o delle clausole contrattuali, citato dal 54% degli assicuratori, e l’aumento dei default, degli spread o delle strutture di pagamento in natura, le cosiddette payment-in-kind – PIK, indicato dal 51%. Questi elementi potrebbero segnalare una crescente difficoltà dei debitori o un peggioramento degli standard di concessione del credito, in una fase di progressiva maturazione del mercato.

«Per cogliere pienamente i vantaggi del private credit, gli assicuratori dovranno adottare un processo rigoroso di selezione dei gestori, privilegiando operatori dotati di solide capacità di origination, sottoscrizione, costruzione del portafoglio e gestione o ristrutturazione delle posizioni problematiche. Saranno competenze essenziali per affrontare la prossima fase del ciclo del credito», ha dichiarato Amit Popat, Global Head of Financial Institutions di Mercer.

Il divario di capability nei mercati privati

L’indagine evidenzia un chiaro divario tra l’interesse degli assicuratori verso i mercati privati e la loro effettiva capacità di coglierne le opportunità. Soltanto il 30% degli intervistati dichiara di disporre della maggior parte delle competenze necessarie per investire con fiducia nei mercati privati, mentre il 29% ritiene di possederne soltanto alcune. Questa carenza di risorse limita la capacità degli assicuratori di effettuare nuove allocazioni, diversificare adeguatamente gli investimenti nei mercati privati e mantenere nel tempo un’esposizione appropriata attraverso processi continuativi di due diligence.

Con la crescita dell’interesse verso questa asset class, le compagnie potrebbero quindi ricorrere maggiormente a partnership d’investimento, in grado di aiutarle a interpretare il mercato e di mettere a disposizione competenze nella valutazione dei gestori, nella modellizzazione dei flussi di cassa, nell’analisi del trattamento patrimoniale, nella gestione della liquidità e nell’esecuzione degli investimenti.

«Anche gli assicuratori di maggiori dimensioni riconoscono di non disporre internamente di tutte le competenze o della capacità di origination necessarie. Per colmare queste lacune e migliorare i rendimenti corretti per il rischio, si rivolgono quindi a gestori esterni specializzati nel private credit», ha affermato Josh Zwick, Partner della Insurance and Asset Management Practice di Oliver Wyman.

«Tutti gli operatori stanno cercando di rafforzare le proprie capacità e questo, spesso, significa individuare partner in grado di orientarsi tra le complessità dei diversi segmenti che compongono l’ampio e articolato mercato del private credit».

L’intelligenza artificiale ha ancora un ruolo limitato nelle attività d’investimento degli assicuratori

Il divario di capability emerge anche nelle modalità con cui gli assicuratori stanno adottando l’intelligenza artificiale. Oltre la metà delle compagnie, il 54%, dichiara di non utilizzare ancora l’IA in maniera significativa. Meno di un terzo, il 29%, la impiega per analizzare dati e ricerche relativi agli investimenti alternativi. Le applicazioni più immediate dell’intelligenza artificiale all’interno dei team di investimento riguardano l’integrazione dei dati, la generazione di scenari, la revisione documentale, il monitoraggio dei gestori e l’analisi dei rischi.

Le dimensioni dell’operatore rappresentano un fattore determinante. Il 75% degli assicuratori che gestiscono asset superiori a 100 miliardi di dollari segnala un utilizzo significativo dell’intelligenza artificiale. La percentuale scende invece a circa il 10% tra gli operatori con meno di un miliardo di dollari in gestione.