1 Aprile 2015

Assicurazioni e Nuove tecnologie: eCall: cosa è e a cosa servirà (forse….)

Attualità

Lo scorso 17 marzo il parlamento Europeo ha dato il primo via libera ad una proposta di regolamento sul c.d. eCall di bordo.
Di cosa si tratta?
La proposta è finalizzata ad introdurre l’obbligo – per i fabbricanti di nuovi tipi di autovetture e veicoli commerciali leggeri – di dotare questi ultimi di un dispositivo di emergenza in grado di effettuare – in automatico e nel solo caso di incidenti gravi– una chiamata al 112.
Questo dispositivo – nella prospettiva comunitaria – dovrà garantire anche un’attivazione su sollecitazione manuale.
Quali i benefici che il sistema di eCall apporterebbe?
La proposta li enuclea nel dettaglio:
– la riduzione degli incidenti mortali (tra l’1 e il 10%, a seconda della densità abitativa
del paese e delle infrastrutture stradali e di reazione alle emergenze, e supponendo
che tutti i veicoli siano muniti di eCall);
– la riduzione (tra il 2 e il 15%) della gravità delle lesioni riportate negli incidenti;
– la riduzione dei costi ascrivibili alla congestione determinata dagli incidenti stradali.
– l’agevolazione dei servizi di soccorso e il miglioramento della sicurezza delle squadre
di soccorso (ad esempio vigili del fuoco), in quanto la serie minima di dati
nel messaggio eCall fornirà, tra l’altro, informazioni sul tipo di carburante;
– la riduzione delle infrastrutture SOS sulle strade, in quanto ogni utente della strada
sarà in grado di inviare una chiamata di emergenza dal proprio veicolo.
 
Il sistema di eCall ruota attorno ad una triangolazione di obblighi:
– quello, poc’anzi cennato, in capo ai fabbricatori di nuovi veicoli;
– quello in capo ai Paesi membri di implementazione delle infrastrutture di telecomunicazioni
– quello in capo alle compagnie di telecomunicazione per la messa a disposizione del servizio;
Il progetto è ambizioso, in quanto – stando ad alcuni studi – dovrebbe consentire il risparmio di ben 2500 vite su base annuale.
Esso involge, peraltro, anche problematiche in materia di privacy, analoghe a quelle di recente sollevate – più generale – in materia di scatole nera o dispositivi consimili, dal nostrano DDL concorrenza.
Allo scopo di disciplinare questo aspetto, la proposta di Regolamento prevede, giustappunto, l’obbligo per i fabbricanti di fornire informazioni chiare e complete sul trattamento dei dati effettuato attraverso il sistema eCall, in particolare riguardo a:

  1. a) il riferimento alla base giuridica per il trattamento,
  2. b) il fatto che il sistema eCall di bordo è attivato in automatico;
  3. c) le modalità di elaborazione dei dati seguite dal sistema eCall di bordo;
  4. d) le finalità dell’elaborazione dati di eCall,
  5. e) i tipi di dati raccolti ed elaborati e i destinatari di tali dati,
  6. f) il periodo di conservazione dei dati nel sistema di bordo;
  7. g) il fatto che non vi è alcun controllo costante del veicolo;
  8. h) le modalità per l’esercizio dei propri diritti;
  9. i) le eventuali informazioni supplementari necessarie riguardo al trattamento dei dati personali in relazione alla fornitura di un servizio eCall privato e/o di altri.

Il prossimo 27 aprile il Parlamento sarà chiamato ad esprimersi in seduta plenaria sulla proposta in parola e – salvo proroghe – a far data dal 31 marzo 2018 esso diverrà obbligatorio.
Questo dunque l’aspetto meramente giuridico.
Vi è da chiedersi, però, se lo scenario che essa designa sia effettivamente così sconvolgente sul piano pratico.
Si legge, infatti, nella proposta UE, che secondo alcuni studi predittivi, il sistema di eCall entrerà a pieno regime soltanto nel 2033.
 
Ora, è fin troppo facile preconizzare – tuttavia – che nell’arco di ben 18 anni – il sistema del trasporto privato sarà già stato interessato da innovazioni ben più strutturate e funzionali di questo dispositivo.
Si pensi – solo per fare gli esempi più semplici – ai progetti di Google sull’automobile senza conducente o alla concept car F 015 Luxury in Motion di Mercedes Benz, dotata di sensori in grado di effettuare frenate e accelerazioni senza l’intervento dell’uomo, oppure, per finire, ai progetti del gruppo Tesla, che prevede di immettere sul mercato – già entro il 2025 – auto elettriche in grado di muoversi autonomamente.
E allora, un sistema di emergenza automatico, che diverrà obbligatorio soltanto a far data dal 2018 e sarà presumibilmente a regime soltanto nel lontano 2033, appare già qualcosa di troppo banale e desueto rispetto a tecnologie che già oggi consentono di integrare – a sistemi di guida automatizzati – meccanismi di emergenza in caso di errore delle macchine.
Non è un caso, infatti, che si parli – ancor prima del placet finale del Parlamento Europeo – di eCall di seconda generazione, ovvero di dispositivi in grado di trasmettere – all’occorrenza – il quadro clinico di tutti i passeggeri, i dati tecnici delle parti danneggiate del veicolo, addirittura fotografie del teatro dell’incidente da diverse prospettive.
Non pare quindi azzardato immaginare che eCall costituirà un presidio minimo di sicurezza dagli obiettivi etici ed economici più che commendevoli ma anche che la reale efficacia salvifica di vite umane risulterebbe di gran lunga più intensa se i funzionari di Bruxelles studiassero sin da ora la prospettiva di renderne obbligatorie nuove e più avanzate funzionalità.
Rendendo così la data del 2033 un appuntamento con un futuro più interessante e più utile.
Avv. Ivan Dimitri Calaprice