“L’assicurazione è uno scudo di protezione contro le avversità, uno strumento di sviluppo e di finanziamento all’economia reale, un generatore di stabilità, libertà ed emancipazione. Affinché possa giocare un ruolo da protagonista in grandi “operazioni di sistema” a sostegno delle transizioni industriali, delle infrastrutture e della crescita del Paese, deve essere utilizzata per quello che è: una leva potentissima per rafforzare l’Italia attraverso la protezione dai rischi di ogni tipo ed il risparmio previdenziale”.
È il messaggio lanciato dal Presidente Giovanni Liverani all’Assemblea dell’ANIA che si è svolta giovedì 2 luglio a Roma. Dopo la lettura dei messaggi inviati dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, il Presidente ha illustrato l’andamento del mercato, le proposte dell’ANIA per costruire un Paese più protetto e le sfide per il futuro: rischi climatici, trend demografici, sostenibilità del sistema sanitario.
Di seguito l’intervento completo:
Lo Scenario: Navigare l’Incertezza Globale
Dodici mesi fa, da questo stesso palco, avevo lanciato una sfida comu-ne: un “Patto per un’Italia protetta e quindi più forte e competitiva”. Oggi, lo scenario globale non ci concede il lusso di rallentare, tutt’al-tro. Viviamo in un’epoca di frammentazione geopolitica, di spinte neo-protezionistiche e di tensioni commerciali internazionali, di guerre, che generano inflazione, recessione, volatilità sui mercati finanziari, effetti economico-finanziari ma anche rischi materiali mai visti prima.
Ci sono eventi avversi dai quali è urgente proteggerci con gli stru-menti opportuni e fenomeni strutturali che generano necessità di investimento per le quali vanno trovate le risorse.
In questo contesto geopolitico e macroeconomico complesso, l’Italia sta dimostrando una tenacia straordinaria e lo dico a tutti gli esponenti delle Istituzioni. Ma la tenacia da sola non basta se non è sostenuta da un’infrastruttura di protezione che consenta a famiglie e imprese di guardare al domani con serenità e ottimismo e che garantisca al sistema socioeconomico le risorse necessarie da investire con coraggio.
È esattamente in questo spazio che si inserisce la missione sociale ed economica del settore assicurativo.
Sradicare un Cliché: Chi Siamo Davvero
Permettetemi di fare un’operazione di assoluta trasparenza e chiarezza quasi pedagogica. Quando sento espressioni come “l’as-sicurazione è una spesa inutile” – e lo sento ancora troppo spesso – credo fermamente che dobbiamo avere il coraggio di fare didat-tica del rischio, parlando direttamente alle famiglie, alle aziende e all’opinione pubblica che ci segue attraverso i media.
Sovente il settore assicurativo è prigioniero di un cliché obsoleto, pol-veroso e profondamente ingeneroso. Nell’immaginario superficiale, l’assicuratore viene ancora a volte dipinto come un mero collettore di premi, un soggetto che accumula profitti senza generare un valore aggiunto reale, se non nel momento traumatico del bisogno.
Qui scontiamo forse in primo luogo una certa nostra incapacità di far comprendere il valore aggiunto dell’assicurazione. Dobbiamo spiegare di più e meglio l’impatto positivo che creiamo.
Ma questo è anche un errore di prospettiva che il Paese non può più permettersi.
L’assicurazione non è un costo forzoso o una tassa sulla paura. L’assicurazione è l’esatto contrario: è uno scudo di protezione contro le avversità ma anche una leva di sviluppo, di finanziamento all’eco-nomia reale, un generatore di stabilità, libertà ed emancipazione.
Vi faccio alcuni esempi.
- Senza la protezione assicurativa, una giovane coppia farebbe fatica a pianificare l’acquisto della prima casa
- Senza il trasferimento del rischio, un imprenditore non trove-rebbe il coraggio di avviare una nuova linea produttiva, di fare innovazione o di competere sui mercati esteri
- Senza la mutualità assicurativa, lo Stato dovrebbe farsi carico interamente, e con gli impatti che ben immaginate sulla finanza pubblica, di ogni singola ricostruzione dopo una calamità, di ogni emergenza sanitaria, di ogni shock demografico
- Senza l’RC Auto il paese si fermerebbe, letteralmente. Così come senza le assicurazioni si fermerebbe il traffico aereo, ferroviario e anche marittimo, cosa che non è avvenuta, grazie al nostro
apporto, nemmeno in circostanze estreme come la crisi di Hormuz
- Senza gli enormi investimenti delle gestioni assicurative nel de-bito pubblico e nell’economia reale, il tessuto socioeconomico italiano sarebbe privo della linfa necessaria a sostenere crescita, innovazione e coesione sociale.
Noi non siamo accumulatori di ricchezza fine a sé stessa, come qualcuno ingenerosamente pensa. Noi siamo portatori di resilienza economica nel Paese. Convertiamo l’incertezza che paralizza consu-mi e investimenti in un rischio calcolato e gestibile. Trasformiamo il risparmio di lungo termine in linfa per il settore produttivo. Ed è questo che genera stabilità finanziaria, coesione sociale e fiducia nel futuro. Certo, per far questo il nostro fattore di produzione princi-pale è il capitale finanziario: un capitale che deve esser disponibile anche negli scenari più stressati e che dobbiamo attrarre sui mercati finanziari mediante un’adeguata remunerazione; la quale – non dimentichiamolo – per almeno un terzo diventa gettito fiscale.



Le Dimensioni del Valore Generato
A chi ci guarda ancora con diffidenza o con una certa sufficienza, rispondiamo con la forza inoppugnabile dei dati e dei fatti. Lo dico esprimendo la mia profonda soddisfazione per il lavoro svolto dalle nostre imprese associate: dalle grandi compagnie naturalmente ma anche dalle realtà più piccole, ma non per questo di minore importanza.
I dati consolidati evidenziano numeri di assoluto rilievo:
- La raccolta premi complessiva ha raggiunto i 182 miliardi di euro, segnando una crescita solida del 7,8%. Un incremento simmetrico che vede il comparto Danni crescere del 6,5% e il comparto Vita confermare la sua traiettoria di sviluppo oltre l’8%.
- La nostra solidità patrimoniale complessiva, misurata da un Solvency Ratio medio settoriale saldamente al 274%, si posiziona ai vertici europei, confermando le nostre compagnie come una roccia di stabilità per l’intero sistema macroeconomico italiano.
- Siamo il primo investitore istituzionale privato dell’Italia: con oltre 1.000 miliardi di euro di investimenti attivi, dei quali circa un quarto allocati nel nostro debito sovrano, finanziamo diret-tamente lo sviluppo della nazione, le sue infrastrutture e la sua economia reale.
- Contribuiamo – e lo dico con un certo orgoglio – con circa 14 miliardi di euro alle entrate fiscali dello Stato, tra imposte diret-te ed indirette, e offriamo a circa 300 mila famiglie che operano nella nostra filiera, posti di lavoro caratterizzati da qualità e stabilità seconde a nessun altro comparto produttivo.
L’Impatto sulla Realtà Quotidiana
Ma la metrica che descrive meglio la nostra missione è l’impatto re-ale sulla vita delle persone. Milioni di cittadine e cittadini e milioni di imprenditrici e imprenditori sono garantiti e tutelati da un con-tratto di assicurazione o di risparmio assicurativo e previdenziale. Nell’ultimo anno, il settore ha erogato 42 miliardi di euro di cui 27 per risarcire gli oltre 18 milioni di clienti danneggiati e 15 miliardi per polizze di rischio legate alla vita umana, nonché ha trasferito circa 93 miliardi ai suoi clienti sotto forma di rendite, riscatti e pre-stazioni di altro genere nell’ambito delle gestioni finanziarie Vita.
Significa che ogni giorno, ogni ora, migliaia di volte al minuto, una polizza assicurativa è intervenuta concretamente: ha pagato la ristrut-turazione di un’abitazione danneggiata da un incendio, ha finanziato la continuità produttiva e la ricostruzione di un capannone industria-le devastato dal maltempo, ha consentito a milioni di automobilisti di circolare, ha protetto un’azienda da un attacco cibernetico o ha integrato la pensione di un cittadino anziano. Altro che tassa occulta!
Questa è la nostra identità: siamo uno scudo di protezione e al tempo stesso una leva di equità sociale, per le famiglie e per le imprese che altrimenti dovrebbero disporre di risorse finanziarie liquide per centinaia di volte superiori al premio di assicurazione necessario e che mai come oggi farebbero fatica a reperire.
Questo è il valore che portiamo all’Italia.
Che Cosa Abbiamo Già Raggiunto
I numeri che vi ho illustrato dimostrano l’importanza del nostro settore. Ma in questa occasione è anche opportuno voltarsi indietro e guardare che cosa abbiamo fatto durante questi mesi nel cercare di migliorare la nostra azione e di aumentare la rilevanza nella vita quotidiana della protezione assicurativa, come previsto dal nostro piano strategico.
Vi avviso che l’elenco non è breve.
- Abbiamo fatto divulgazione ed educazione assicurativa: chi capisce l’assicurazione, la utilizza. Ecco perché anche grazie al protocollo di intesa che abbiamo stipulato con il Ministro Valditara siamo entrati nelle scuole con la nostra Fondazione, perché è lì che si formano i capifamiglia e gli imprenditori di domani. Abbiamo parlato di assicurazione e di prevenzione sanitaria e sicurezza sulle strade: temi mai come oggi di scottante attualità.
- Abbiamo reso operativa la messa in sicurezza del settore pro-duttivo italiano dalle catastrofi naturali: è finito il tempo delle proroghe all’obbligatorietà di copertura e, nonostante la pe-netrazione complessiva del sistema imprenditoriale sia ancora troppo contenuta, l’abbiamo raddoppiata in meno di un anno.
- Abbiamo finalmente aperto il cantiere della previdenza in-tegrativa: troppo pochi sono ancora i lavoratori iscritti. Oltre due lavoratori su tre saranno esposti al rischio povertà quando saranno anziani. Servono educazione previdenziale, incentivi finanziari e serve un settore – quello dei fondi pensione – com-petitivo ed efficiente. Ed esattamente in questa direzione vanno le misure approvate nella scorsa legge di bilancio che hanno aumentato, anche se timidamente, la deducibilità fiscale, hanno liberalizzato la portabilità dei contributi dei datori di lavoro, e hanno introdotto l’iscrizione automatica dei nuovi assunti.
- Abbiamo siglato il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, ponendoci così ulteriormente ai vertici del cosiddetto “lavoro buono”, garantendo un adeguamento equilibrato del po-tere di acquisto dei nostri dipendenti e al tempo stesso offrendo a tutte le compagnie assicurative italiane, in presenza di scenari incerti e assai volatili, un orizzonte di tre anni di pianificazione senza sorprese nel costo del lavoro.
- Abbiamo fornito un supporto di idee e proposte nell’ambito del lungo e complesso processo di revisione del regime Solvency II in Europa, con l’obiettivo di rendere il quadro normativo più semplice e meno oneroso in termini di requisiti patrimoniali. L’obiettivo è stato raggiunto: si è liberato capitale da un lato, rendendo in questo modo il settore più attrattivo per i mercati finanziari, e dall’altro lato, grazie alla ricalibrazione di alcuni requisiti patrimoniali, sono stati incentivati gli investimenti a lungo termine nell’economia reale.
- Abbiamo preparato il lancio di un innovativo fondo di settore nel private debt, partecipato da molte compagnie che, grazie a una struttura regolatoria incentivante, consente l’utilizzo di rispar-mio assicurativo per finanziare piccole e medie imprese italiane in ambiti strategici quali infrastrutture, transizione energetica e digitale.
- Abbiamo stabilizzato la governance della nostra Associazione, che solo 18 mesi fa si era divisa, indebolendo così la sua capacità di azione. Oggi abbiamo un Comitato esecutivo forte che decide, un Consiglio associativo ampio che controlla, un Presidente e un Direttore generale muniti di tutte le deleghe per rappresentare i legittimi interessi dell’Associazione e far funzionare al meglio la nostra macchina operativa.
Voglio in questo contesto salutare e complimentarmi con Andrea Bertalot, manager di grande competenza ed esperienza, che assumerà tra due settimane il ruolo di Direttore generale dell’Associazione ed al tempo stesso voglio ringraziare con affetto Dario Focarelli per gli oltre vent’anni di proficua collaborazione e che continuerà a garan-tirci il prezioso supporto della sua vasta esperienza anche in futuro.



Quali Sono le Nostre Proposte
Potrei andare avanti a lungo, Signore e Signori, ad elencare quello che abbiamo fatto ma chi mi conosce sa che preferisco concentrare l’attenzione sul futuro.
Ci sono alcuni cantieri, che l’anno scorso ho definito il “Patto per un’Italia protetta”, che vanno completati.
– Orientamento al Cliente
Dobbiamo in primo luogo continuare e accelerare nel percorso di orientamento al cliente di tutto il nostro settore, con l’obiettivo di soddisfarne appieno le esigenze. Ci aiuta molto in questo il Forum ANIA-Consumatori, con il quale siamo al lavoro da anni per migliorare la qualità dei nostri servizi. Ma dobbiamo anche divulgare, educare, spiegare che cos’è l’assicurazione e come fun-ziona e raccontare i molti casi di successo. I tempi dei contratti scritti in piccolo, delle clausole di esclusione, delle liquidazioni insufficienti appartengono al passato. Al passato remoto.
Non basta però averlo saputo fare, bisogna anche farlo sapere. E poi bisogna far sapere le storie positive dell’assicurazione. Vi fac-cio un esempio su tutti: la tecnologia consente oggi di monitorare molto attentamente il comportamento alla guida dei nostri assi-curati, nel comparto RC Auto. Entro certi limiti e nel rispetto del principio di mutualità, questo ci permette di distinguere, e quindi di premiare, i guidatori bravi da quelli meno bravi o – meglio ancora – di identificare ed isolare i guidatori che abusano dell’as-sicurazione. Noi regolarmente usiamo già questa opportunità: e allora facciamola conoscere! Dimostriamo con dati alla mano che se un assicurato guida bene, in maniera avveduta e prudente, merita già oggi di pagare un premio inferiore indipendentemente dalla regione di propria residenza. Portiamo avanti il più possibile il principio che, utilizzando tutte le informazioni possibili, sia il comportamento a incidere sul premio e non principalmente l’area geografica di circolazione.
Solo così potremo poi avviare con il sostegno convinto delle Istituzioni opportune azioni di lotta alle frodi, all’evasione, all’elu-sione assicurativa, e non solo nel momento del sinistro, ma anche prima, quando ancora il contratto non è stato emesso. E questo, badate, non è un aspetto banale: il peso dei fenomeni di abuso e frode nel comparto assicurativo, specie quello obbligatorio, assu-me in certi casi e in certe zone dimensioni tali che incidono ormai
troppo sul premio d’assicurazione pagato dagli assicurati onesti. Il tavolo di approfondimento sull’RC Auto proposto dal Ministro Urso sarà senz’altro utile a mettere a fuoco le opportunità e a superare le difficoltà in questa direzione.
– Le Catastrofi Naturali
L’Italia è un Paese esposto al rischio di catastrofi; eppure, è molto sottoassicurato. In tema di eventi catastrofali vogliamo quindi completare il percorso che abbiamo cominciato.
Da un lato, è necessario rivedere il perimetro dei rischi da cui gli imprenditori devono essere obbligatoriamente assicurati, compren-dendo con gli opportuni aggiustamenti eventi che inizialmente non venivano considerati necessari nonché prolungando e ridise-gnando la copertura riassicurativa pubblica fornita dalla SACE.
Dall’altro lato, bisogna estendere al più presto l’obbligatorietà di copertura alle residenze private, quantomeno a quelle che hanno usufruito negli ultimi anni dei generosi e pesanti incentivi fiscali o contributi per le diverse forme di ristrutturazione edilizia: sarebbe assurdo che lo Stato, in caso di sisma o alluvione, dovesse risarcire chi ha già abbondantemente usufruito del sostegno della finanza pubblica.
E poi andrà avviata una riflessione su come richiedere la messa in sicurezza del rimanente patrimonio abitativo: la nostra proposta è semplice. Utilizzare, gradualmente, per la polizza il criterio già utilizzato per l’attestazione di prestazione energetica delle abitazioni che, come sapete, deve esser dimostrata in ogni atto amministrativo relativo ad un immobile.
– Le Conseguenze dell’Inverno Demografico
Ci sono alcuni temi giganteschi che derivano dall’evoluzione della struttura demografica in Italia: la prevenzione della povertà dei pensionati, l’assistenza alle persone non autosufficienti, il soste-gno al Servizio Sanitario Nazionale.
Nella previdenza integrativa abbiamo le idee molto chiare: biso-gna far conoscere cos’è, soprattutto ai giovani. Qui proponiamo
un “bonus di ingresso”: una somma, anche simbolica, che lo Stato erogherebbe a tutte le ragazze ed i ragazzi che compiono i diciotto anni, con il vincolo di investirla in un fondo pensione o in una po-lizza previdenziale. I diciottenni che la riceveranno si renderanno conto, all’ingresso nel mondo del lavoro, che quei 100 euro saran-no diventati 130, 140 o anche 160 e capiranno immediatamente il valore della previdenza integrativa.
Vogliamo inoltre difendere il principio della portabilità dei contri-buti datoriali e quindi della libertà di scelta di milioni di iscritti in quale fondo o polizza previdenziale investire per il proprio futuro pensionamento. Ciò per garantire la necessaria concorrenza tra le varie forme di previdenza presenti sul mercato e generare costi inferiori e rendimenti migliori. Sento dire che c’è chi vorrebbe rinviare sine die l’entrata in vigore di questa misura appena intro-dotta, perché metterebbe in crisi i fondi pensione datoriali. Non è questo l’obiettivo e certamente andranno previste forme di tutela delle situazioni in essere, ma sia chiaro: il principio di libertà di scelta per gli iscritti e di concorrenza di mercato non può venir sacrificato di fronte all’esigenza di preservare uno status quo che rappresenta uno dei limiti alla diffusione del settore. Discutiamo certamente sul come realizzarla, ma prendiamo atto che non si può tornare indietro.
Vogliamo infine aumentare con decisione gli incentivi: i 135,43 euro che l’anno scorso sono stati concessi sul limite di deducibilità portandolo a 5.300,00 euro sono stati il primo passo ma non sono ancora sufficienti a convincere i 20 milioni di potenziali iscritti che ancora esitano ad iscriversi. La fiscalità dovrebbe inoltre favorire maggiormente la scelta della rendita rispetto all’opzione capitale. Non è un tema di trovare le risorse: il costo di queste coperture è irrilevante se confrontato con i risparmi che lo Stato otterrebbe nell’evitare quella che si può ben definire la “futura povertà dei pensionati”.
C’è poi il tema della protezione dalla non-autosufficienza, specie quella degli anziani, ma non soltanto: qui le soluzioni di sistema sono praticamente assenti. Eppure, Paesi distanti solo poche cen-tinaia di chilometri dai nostri confini nazionali godono già di un
programma universale di protezione contro la disabilità. E lo fanno con strumenti assicurativi evoluti, le cosiddette poliz-ze long term care. Questo è un argomento su cui è urgente fare qualcosa. E questo è il motivo per cui ho registrato con grande soddisfazione l’interesse di molti esponenti del Governo e delle forze di opposizione con cui ho parlato. Ringrazio in particolare il Ministro per le disabilità Locatelli, con cui stiamo varando un protocollo di intesa finalizzato a esplorare le modalità e le opzioni per la copertura anche di questo genere di rischi.
Infine, tra i grandi progetti è opportuno citare le polizze sanitarie e metterle in relazione con il poderoso sistema di equità sociale che è il nostro Servizio Sanitario Nazionale. L’SSN è una ricchezza della nostra nazione. Che va preservata. Purtroppo, presenta due grosse fragilità: da un lato la qualità e la disponibilità delle cure è molto disomogenea sul territorio. Dall’altro lato, il Servizio Sanitario Nazionale fatica a sostentarsi sotto il profilo finanziario. Sul primo punto possiamo solo lanciare un appello alle autorità amministrative responsabili del suo funzionamento. Sul secondo punto, che è evidentemente collegato al primo, possiamo invece far la nostra parte. Già oggi, oltre ai circa 140 miliardi di euro che lo Stato spende per l’SSN, i cittadini pagano di tasca propria 42 miliardi di euro aggiuntivi che in larghissima misura escono dal circuito dell’SSN e non sono intermediati né dai fondi sanitari né dalle assicurazioni.
La nostra proposta è semplice: incentiviamo l’intermediazione da parte di imprese d’assicurazione e fondi sanitari di questo enorme flusso finanziario che oggi sfugge al settore pubblico, attraverso incentivi fiscali a polizze che prevedano l’annullamento di scoper-ti e di franchigie per il rimborso delle prestazioni effettuate nelle strutture pubbliche in regime di libera professione intramuraria. Una sorta di “superconvenzione” con le assicurazioni, che consen-ta agli ospedali pubblici di eccellenza di intercettare risorse che già oggi i cittadini spendono comunque: avremo così creato un secondo ed un terzo pilastro per la previdenza sanitaria, analoga-mente a quanto fatto per il sistema pensionistico.
– La Regolamentazione
Ci sono alcuni temi di carattere normativo e regolatorio su cui dobbiamo fare dei progressi. Ho già citato le frodi, l’evasione, l’elusione… Qui serve determinazione, collaborazione con le Istituzioni e strumenti normativi che consentano di respingere le frodi prima che il contratto sia stato stipulato e non solo in sede di liquidazione del sinistro, quando ormai è spesso troppo tardi. Serve l’uso della tecnologia che deve abilitare la lotta all’elusione. Servono strumenti di prevenzione e non di trasferimento del costo generato da pochi delinquenti sugli assicuratori ed i moltis-simi assicurati onesti. Ho registrato con profonda soddisfazione l’interesse su questa materia del Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Salvini, del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso e di diversi altri esponenti del Governo che invito su questo aspetto a contribuire.
Abbiamo poi alcuni punti aperti riguardo alla regolamentazione. E qui mi riferisco innanzitutto ad un aspetto molto specifico ma di grande attualità nel settore. Il recepimento della direttiva comuni-taria sui fondi di risoluzione (IRRD), che è in fase di definizione delle sue modalità realizzative presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Le prime ipotesi attuative ci hanno spaventato: si è ventilato un approccio assai conservativo che rischia di trasfor-mare il settore assicurativo italiano, paradossalmente, in un porto sicuro per gli speculatori del nostro continente. Creare infatti ulteriori e ridondanti fondi di salvataggio, garanzia, risoluzione, insolvenza, in presenza del già poderoso sistema prudenziale (il regime Solvency) e di risk management, di poteri ispettivi dell’Au-torità di vigilanza che caratterizzano il settore, e quando inoltre è già all’opera il Fondo di Garanzia Vita (che è tra i più capienti del nostro continente) rischia di determinare un incentivo forte al cosiddetto moral hazard. Senza contare il fatto che dalle prime, pre-liminari, indicazioni si genererebbe un costo tanto ingente quanto assai probabilmente ridondante per il settore. Costo che, in ultima analisi, verrebbe sostenuto dagli assicuratori diligenti e dagli assi-curati stessi. E in parte anche dalle casse dello Stato, a causa del minor gettito fiscale derivante. Siamo consapevoli dell’esigenza e
condividiamo l’obiettivo di dare attuazione alla Direttiva ma, nel farlo, raccomandiamo grande attenzione a non eccedere con una iper-regolamentazione che produca effetti-paradosso rispetto ai suoi obiettivi iniziali.
Sul piano delle regole contabili, ci uniamo al recente richiamo del Presidente Angelini a prevedere una rapida transizione – con le opportune gradualità per gli operatori meno attrezzati – ai principi contabili internazionali IAS/IFRS per l’intero mercato. Consentiranno maggiore chiarezza e confrontabilità dei risultati con altre giurisdizioni nazionali e al tempo stesso, come è stato dimostrato anche recentemente, rendicontazioni più stabili e maggiormente prevedibili.
Sul piano normativo, occorre poi rilevare che sussistono ancora, a svantaggio del nostro settore, alcune disomogeneità di regole del gioco che andrebbero senz’altro riequilibrate. Tre esempi tra tutti: il quadro normativo delle polizze sanitarie, molto regolamentate e vigilate, rispetto a quello dei fondi sanitari collettivi o delle mutue sanitarie, privi fino a poco tempo fa di qualsiasi obbligo di rendicontazione; la disparità di trattamento contabile e fiscale, nell’ambito della copertura RC sanitaria obbligatoria, tra le poliz-ze assicurative e le forme consentite di auto-ritenzione da parte di strutture ospedaliere pubbliche; l’assenza, per le compagnie di assicurazione, di vantaggi regolatori di capitale prudenziale in caso di operazioni straordinarie che comportino l’acquisizio-ne di quote di capitale in Istituti di credito, cosa di cui già gode viceversa, e – sia ben chiaro – a buon diritto, il settore bancario.
- Le Nuove Tecnologie
Un tema che è diventato importante, urgente e rilevante è quello delle innovazioni tecnologiche dirompenti a cui stiamo assistendo: minacce e opportunità; nuovi mercati ed esigenze di protezione e auto regolamentazione. Temi che trasformano il nostro settore completamente e su cui vogliamo guidare il cambiamento e non esserne guidati. Vogliamo costruire grazie all’intelligenza artifi-ciale le condizioni perché le nostre persone siano dotate dei super poteri che la tecnologia consente oggi. E non sostituirle.
Questa trasformazione, o per meglio dire questa rivoluzione, im-plicherà imponenti investimenti che siamo pronti ad affrontare, con l’obiettivo di migliorare sempre più il grado di sicurezza di compagnie e assicurati e dei servizi da noi offerti.
- Gli Investimenti e il Risparmio Assicurativo
Permettetemi di chiudere questa mia elencazione delle cose da fare, con una riflessione sulla necessità di rafforzare, agevolare e incentivare il ruolo di investitori istituzionali che già oggi le compagnie rivestono. I nostri clienti ci affidano i loro risparmi in un’ottica di lungo termine, rendimenti attesi moderati e rischio contenuto. Il profilo tipico di quegli investimenti di cui l’Italia e l’Europa hanno oggi estremo bisogno: programmi di transizione energetica, sviluppo di opportunità nel digitale e nell’intelligenza artificiale, infrastrutture, piano case, strutture sanitarie pubbli-che, residenze per gli anziani…
In questo contesto è vitale far funzionare al più presto anche in Italia l’idea della Savings and Investment Union, l’unione del rispar-mio e degli investimenti, che ha come obiettivo proprio quello di canalizzare le enormi risorse generate dal risparmio dei cittadini europei in investimenti a vantaggio dell’Europa stessa, mediante opportune agevolazioni fiscali e regolatorie. E questo vale in parti-colare per il settore assicurativo, sia in Europa che in Italia, perché l’assicurazione meglio di ogni altro comparto finanziario presenta proprio quei profili di investimento.
Un Ruolo di Sistema
Signore e Signori, questo è il nostro programma per il futuro. Questo è ciò su cui ci impegneremo, con la forza del nostro settore ma anche nella consapevolezza che i corpi intermedi quale noi siamo possono e devono aggiungere valore alla spinta delle compagnie da sole.
Ecco perché crediamo nella unione che fa la forza. Unione all’in-terno del settore (cosa che già facciamo in Italia come ANIA e in Europa con la partecipazione a Insurance Europe). Unione all’in-terno della filiera estesa dell’assicurazione: compagnie, agenti,
broker, periti liquidatori ed ogni altro operatore che ruota attorno all’assicurazione.
Unione anche con quelle Istituzioni, quei corpi intermedi e quelle rappresentanze di chi ha i nostri stessi interessi e con cui voglia-mo avviare collaborazioni di sistema: penso ad esempio al lavoro svolto in FeBAF assieme ad ABI e a diverse Associazioni di rap-presentanza del settore finanziario, alla collaborazione stipulata con Assolombarda per diffondere la cultura della protezione dalle catastrofi nel loro tessuto associativo o alla collaborazione molto innovativa e tecnologica di interscambio di dati e modelli predittivi con l’AUBAC (l’Autorità di Bacino dell’Italia Centrale) che ci con-sente di mappare il rischio esondazioni con una granularità di ogni singolo metro quadro nel territorio dell’Italia centrale.
Oppure penso alla collaborazione che abbiamo siglato recentemen-te con il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, sulla diffusione della cultura della prevenzione e dell’assicurazione tra gli sportivi di tutta Italia.
L’Assicurazione: Leva Potente per Rafforzare l’Italia
Ora che ci è chiaro che cosa possiamo e vogliamo fare, ora che noi tutti abbiamo capito le opportunità, però, vorrei che non ci ritrovas-simo anche quest’anno a ottobre a parlare di tassazioni retroattive, prelievi anomali e contributi straordinari alla legge di bilancio. Siamo convinti con forza che per l’avvenire del Paese piuttosto che mere richieste di maggior contribuzione servano progetti comuni su temi che riguardano la sicurezza e la prosperità di milioni di cittadine e cittadini e di milioni di imprenditrici e imprenditori italiani.
Signori esponenti del Governo, Signori membri del Parlamento, il settore è solido, in crescita e profittevole per i suoi investitori ma la solidità che vi ho appena descritto non deve essere considerata un dato scontato o, peggio, un giacimento di risorse a cui attingere regolarmente nei momenti di complessità della finanza pubblica. Farlo, significherebbe nei fatti penalizzare le scelte di risparmio previdenziale di milioni di famiglie italiane, ridurre drasticamente
la nostra capacità di contribuire a risolvere problemi socioeconomici giganteschi del nostro Paese e in sostanza indebolire anche il nostro ruolo di grandi acquirenti e custodi del debito pubblico nazionale.
Se vogliamo che le assicurazioni giochino un ruolo da protagonisti in grandi “operazioni di sistema” a sostegno delle transizioni industria-li, delle infrastrutture e della crescita del Paese, usateci per quello che siamo: una leva potentissima per rafforzare l’Italia attraverso la protezione dai rischi di ogni tipo ed il risparmio previdenziale. Una leva che genera ingenti investimenti in aree strategiche per il Paese e uno scudo di protezione formidabile per famiglie e imprese contro rischi di qualsiasi natura.
Conclusioni
Care Colleghe e Cari Colleghi, Autorità.
L’Assemblea di oggi dimostra che l’industria assicurativa italiana ha completato una transizione fondamentale. Non siamo più solo rappresentanti di uno dei tanti modi di fare impresa. Non siamo più una sommatoria frammentata di sigle o di interessi di mercato. Grazie al nuovo slancio che deriva dall’approvazione delle riforme statutarie, abbiamo sviluppato una visione strategica coraggiosa e di lungo periodo: ANIA parla oggi alle Istituzioni ed al Paese con una voce sola, forte, unita, coesa e autorevole facendo non delle rivendicazioni ma delle proposte molto concrete.
Voglio ringraziare nuovamente ciascun Amministratore delegato, ciascun membro del Comitato esecutivo e del Consiglio associativo: la vostra capacità di fare sintesi, rispettando le legittime dinami-che della concorrenza industriale e privilegiando al tempo stesso l’interesse generale del settore, è il vero motore della nostra forza associativa.
Infine, ma più di tutti, voglio ringraziare e salutare tutti i collabo-ratori di ANIA, di Ania SAFE, di Fondazione Ania e di Fondazione Ania-Consumatori che sono qui con noi. Siete voi la forza dell’As-sociazione, voi siete i rappresentanti di questo grande settore dal ruolo socioeconomico così rilevante.
Da ultimo, saluto e ringrazio tutti noi presenti in sala. Perché, vede-te, ciascuno di noi, a prescindere dal ruolo che ricopre, che sia un ministro, un manager assicurativo, un giornalista, uno studente, un imprenditore o un semplice cittadino, è il rappresentante in qualche modo dello stakeholder più importante del nostro settore: siamo tutti clienti delle assicurazioni. Siamo coloro che, solo grazie alla fiducia nel nostro sistema, pagano oggi un premio di assicurazione per ottenere domani protezione, previdenza, assistenza e prevenzione. E così facendo consentono a noi assicuratori di offrire a milioni di persone e imprese ciò di cui hanno bisogno: non dimentichiamolo!
Il Patto per un’Italia Protetta non è uno slogan, è una proposta strategica permanente. Noi siamo pronti a far la nostra parte. Siamo pronti a investire, a innovare, a proteggere e a sostenere la crescita della nostra nazione.
Perché un’Italia più protetta è, e sarà sempre, un’Italia più forte, più giusta e più competitiva.








