Quasi sette italiani su dieci percepiscono un divario tra la promessa assicurativa e l’esperienza reale. È il dato che ha aperto l’Italy Insurance Forum 2026, l’appuntamento annuale organizzato da iKN Italy che il 12 maggio ha riunito all‘NH Congress Centre di Milano CEO i Direttori Generali delle principali compagnie italiane, insieme a broker, MGA, regolatori e tech provider. Una giornata di confronto serrato, su più tavoli e sessioni parallele: protagonista assoluto il tema della fiducia nell’era dell’Intelligenza Artificiale che impatta i processi core assicurativi. Declinata attraverso innovazione cross-settoriale, customer experience, underwriting e personalizzazione di prodotto; ancora, rispetto ai nuovi modelli assicurativi che guardano a canali distributivi innovativi tra embedded insurance, omnicanalità e servizi digitali. Su tutto i grandi temi della governance, compliance e normativa, cybersecurity, legacy e approccio API First, strategie phygital, pricing, Claims Efficiency e antifrode.
Sullo sfondo, i rapporti tra gli attori dell’ecosistema: broker, MGA, MGU e compagnie quale elemento strategico per spingere l’innovazione e rendere i processi più competitivi ed efficienti. Questo, alla luce del forte cambiamento in atto con la “supremazia” digital di broker e MGA e il fattore aggregativo nel mondo broker.
Ma come ricostruire fiducia in un mercato dove la fiducia è, ancora oggi, il prodotto più difficile da vendere?
In una delle tavole rotonde che hanno dato avvio al convegno alcune direttrici comuni che guidano l’innovazione del settore. Sul come bilanciare compliance, sostenibilità e tecnologie per rendere la governance il motore dell’innovazione sono intervenuti Andrea Sabìa, CEO Bene Assicurazioni, Flavio Sestilli, Presidente AIBA e Giuseppe D’Andria, Partner Advisor – Insurance Sector KPMG. Una discussione che ha fatto emergere una visione condivisa: i sistemi di controllo non rappresentano un freno al business, ma un elemento strutturale per garantirne solidità e competitività. Una governance efficace, è stato sottolineato, consente di allineare strategia, innovazione di prodotto e processi operativi lungo tutta l’organizzazione, trasformandosi in un vero vantaggio competitivo. Non un vincolo burocratico, quindi, ma una “cultura d’impresa” capace di rafforzare la resilienza e la stabilità delle compagnie.
“Una buona governance è garanzia di un’impresa che ha una visione prospettica sul futuro, significa dare alla propria organizzazione interna una strategia chiara di business, di innovazione di prodotto, guidare l’impatto sui processi in modo coerente e corretto. È segno di stabilità, di capacità di competere e stare sul mercato attraverso i propri punti di forza. Per questo deve essere interiorizzata dalla stessa organizzazione, perché è essa stessa cultura d’impresa, è il DNA dell’azienda, da cui il business può respirare stabilità, fiducia e serenità nel medio e lungo periodo” ha dichiarato Andrea Sabia.
Si è parlato di compliance e di cosa cambi in un contesto europeo in cui sempre più prodotti sono venduti tramite processi completamente digitali, ma con una specifica evidenziata da Flavio Sestilli: “Nel mercato italiano la vendita pura online rappresenta solo il 3%. Abbiamo bisogno, ancora, dell’approccio fisico: di chi fa analisi del rischio e legge le necessità e le esigenze del cliente. Quindi, nonostante la digitalizzazione e l’evoluzione tecnologia, la figura dell’intermediario resta al centro di tutto il processo ed è cardine di quella fiducia che sta a fondamento del patto assicurativo”.
Una visione che emersa anche durante lo spazio dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale, strumento alleato del business, in grado di semplificare i processi e valorizzare il ruolo degli intermediari, liberandoli da attività ripetitive per concentrarsi sulla consulenza e sulla relazione con il cliente, con un importante tema continuo che emerge: il change management. È necessario prepararsi e affrontare con fiducia il cambiamento, mettendo in discussione anche i propri modus operandi e sfruttando gli strumenti che possono ridefinire strutturalmente questo settore. Guardando all’equilibrio tra compliance, innovazione tecnologica e centralità della persona, con una governance sempre più interpretata come infrastruttura strategica per lo sviluppo sostenibile e competitivo delle imprese.








