Una norma che frena sviluppo e investimenti e contraria ai principi di modernizzazione e semplificazione, che peraltro rischia di aprire la strada a una nuova fase di contenziosi. Occorre aprire un nuovo tavolo di confronto sulla proposta avanzata dalle imprese di un meccanismo che consenta un’equa distribuzione del gettito fiscale così raccolto su tutto il territorio nazionale.
È questo l’appello al Governo di ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, dopo l’inserimento nel DL Fiscale, oggi in votazione al Senato, dell’emendamento che stabilisce che le società di noleggio devono versare l’imposta provinciale di trascrizione (IPT) all’ente territoriale in cui svolgono la “gestione ordinaria in via principale” dell’attività.
Il concetto di “gestione ordinaria” è infatti di arbitraria individuazione, soprattutto per imprese con numerose sedi distribuite sul territorio nazionale e attività frazionate tra più strutture operative. Si pensi agli uffici delle imprese di noleggio situate negli aeroporti o presso le stazioni ferroviarie, dove sono offerti alla clientela veicoli che circolano continuamente sull’intero territorio nazionale.
Si tratta di una proposta in totale antitesi sia con l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 20/E del 2024), sia con l’articolo 73 del Testo unico delle imposte sui redditi, discostandosi perfino dalle linee guida dell’OCSE e dal consolidato orientamento in materia della Corte di Cassazione.
Le conseguenze della proposta sarebbero contradittorie: il gettito si sposterebbe da un’area geografica ad un’altra, mentre verrebbero penalizzati i territori in cui i veicoli realmente circolano e consumano infrastrutture. Ne deriverebbe un aumento dei contenziosi, come già avvenuto in passato, che ha visto in maniera preponderante la PA soccombente.
L’Associazione propone da anni l’adozione di un modello alternativo: la centralizzazione della riscossione dei tributi dovuti dalle società di noleggio, con successiva redistribuzione alle Regioni e Province sulla base di criteri oggettivi da queste ultime determinate. Un modello analogo esiste già in Francia e Germania, dove sistemi di compensazione interterritoriale evitano distorsioni e assicurano equità tra le amministrazioni locali.









