1 Ottobre 2026

Indagine Marsh: le società europee stanno rafforzando la resilienza, ma faticano a integrare rischio e strategia

CFO Area & Reporting

Secondo una nuova ricerca di Marsh (NYSE: MRSH), società leader a livello globale nei servizi professionali, le società europee stanno adottando misure per rafforzare la resilienza, ma molte faticano a tradurre le evidenze sui rischi in azioni concrete. I risultati suggeriscono che il risk management e la strategia aziendale operano spesso in parallelo anziché essere pienamente integrate, con una disconnessione nell’ambito dell’intelligenza artificiale e degli analytics, dove le ambizioni superano spesso le capacità effettive.

La Strategic Imperatives and Risk Management Survey di Marsh costituisce la base del nuovo report, Strategy under uncertainty: Embedding risk in decision-making. Sviluppato dalla practice europea di risk consulting di Marsh e pubblicato in vista del FERMA Forum 2026 di Rotterdam, il report si basa sulle risposte di 146 società e organizzazioni europee ed esamina in che modo la gestione del rischio supporti le decisioni aziendali in ambiti quali la pianificazione degli scenari, la resilienza della supply chain, l’intelligenza artificiale, gli analytics, il livello di preparazione dei dipendenti e la resilienza delle infrastrutture.

Secondo l’indagine, il 39% degli intervistati non utilizza, al momento, strumenti di intelligenza artificiale o analytics nella gestione del rischio, mentre un ulteriore 32% li utilizza soltanto in aree specifiche. Allo stesso tempo, AI e analytics si collocano al primo posto tra le priorità di intervento nel breve termine per il 30% degli intervistati, evidenziando il divario tra priorità e livello di attuazione.

Lo stesso schema emerge nella resilienza della supply chain. Quasi il 40% degli intervistati dispone di una visibilità completa soltanto sui propri fornitori diretti, mentre circa un terzo ha visibilità sui fornitori di secondo e terzo livello nelle supply chain critiche. Tuttavia, il monitoraggio rimane in larga misura “analogico”, con il 57% che si affida alla revisione degli alert condotta da personale umano.

Sebbene l’analisi degli scenari e gli stress test siano pratiche più consolidate, i relativi risultati non si traducono sempre in decisioni aziendali. Oltre il 50% degli intervistati integra l’analisi degli scenari nella pianificazione strategica e il 43% integra gli stress test nella pianificazione strategica e finanziaria, ma soltanto circa un terzo utilizza i risultati rispetto a limiti di rischio definiti per confermare o modificare le decisioni.

Anche la resilienza legata alle tematiche climatiche evidenzia una differenza tra valutazione e implementazione. Oltre il 60% degli intervistati ha condotto analisi quantitative di scenario climatico, ma soltanto circa un terzo ha definito piani di adattamento e mitigazione. Solo l’11% dichiara di aver effettuato investimenti per adattare gli asset di proprietà ai rischi climatici fisici, mentre l’8% dichiara investimenti nell’adattamento della supply chain.

Per rafforzare il collegamento tra rischio e strategia, il report raccomanda di migliorare il legame tra le evidenze sui rischi stessi e il processo decisionale, ampliare la visibilità sulla supply chain, applicare in modo più efficace l’intelligenza artificiale e gli analytics, adottare un approccio più prospettico alla pianificazione della forza lavoro e integrare in modo più sistematico l’adattamento e la mitigazione climatica nella strategia e nelle decisioni di investimento.

Typhaine Beauperin, Client Leader, Risk Management, Europe, Marsh, ha dichiarato: “Le società riconoscono sempre più chiaramente gli ambiti in cui è necessario rafforzare la resilienza, ma la sfida consiste nel trasformare le evidenze in azioni concrete. La gestione del rischio ha l’opportunità di andare oltre l’identificazione e il monitoraggio e di svolgere un ruolo più attivo nei processi decisionali aziendali. Le organizzazioni che sapranno collegare meglio governance e strategia con una gestione del rischio basata sui dati saranno in una posizione migliore per assumere decisioni informate più rapidamente, costruire una maggiore resilienza e pianificare in modo più efficace il futuro.”

Maurizio Quintavalle, Head of Risk Consulting, Europe, Marsh, ha aggiunto: “Il report evidenzia divari tra le ambizioni nella gestione del rischio e le pratiche attuali. Colmare questi divari richiede che i risk manager rafforzino il proprio ruolo di architetti dei processi decisionali, combinando dati e analytics quantitativi, capacità di previsione e intelligenza artificiale per identificare più tempestivamente i rischi emergenti e comprenderne meglio il potenziale impatto. In questo modo, potranno fornire ai leader aziendali una base più solida per le decisioni strategiche e aumentare il valore che la gestione del rischio apporta all’organizzazione.”