Giovanni Liverani, Presidente di ANIA
Intervista a Giovanni Liverani, Presidente di ANIA de Il Sole 24 Ore.
Gli eventi estremi si fanno sentire sui bilanci delle compagnie assicurative. Ad oggi le stime ipotizzano un impatto fino a 4 miliardi sui conti del settore, il doppio rispetto a quanto accaduto solo un anno fa. A dirlo è il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, che, in questo colloquio con Il Sole 24 Ore, mette in fila i numeri di un fenomeno che non può più essere sottovalutato. E proprio per questo l’associazione, in un confronto aperto con le istituzioni, sta immaginando un “correttivo” che argini gli effetti della situazione. Se per le imprese si è deciso di procedere con l’obbligatorietà delle polizze catnat, per i privati si starebbe studiando “l’obbligatorietà subordinata agli atti amministrativi”.
Sarà un anno difficile per il settore assicurativo sul fronte delle catastrofi naturali?
Quest’estate abbiamo avuto la prova provata che evidentemente il clima è cambiato e che i problemi legati agli eventi atmosferici si stanno intensificando sia in termini di frequenza che di incidenza e magnitudo. La tendenza è chiara, indipendentemente dalla causa. Basti ricordare che le compagnie, che hanno dei protocolli di emergenza che vengono usati di fronte a eventi fuori dall’ordinario, e che di norma vengono impiegati massimo due o tre volte, quest’estate sono stati attivati ben 13 volte. La grandine per esempio non consiste più in semplici chicchi ma in palle di cannone che colpiscono automobili, tetti, qualsiasi proprietà esposta alle intemperie. Un altro elemento su cui ci stiamo interrogando è che oltre ad essere più frequenti e intensi gli eventi paiono mostrare un’erraticità dell’area interessata, non sono più localizzati solo in determinate zone.
Ma che impatto vi aspettate su questo 2026?
I danni stimati complessivi per il 2026 in Italia sono di 12 miliardi, quelli assicurati sono circa il 30%, il che vuol dire circa 4 miliardi di sinistri. È chiaro che questo andrà a impattare sui bilanci: , le compagnie hanno registrato un buon primo semestre ma il secondo sarà più complicato sotto il profilo finanziario. Solo nel 2023 era successo qualcosa di peggio. Quest’anno abbiamo avuto una nuova punta. Il nostro mestiere è quello di liquidare i sinistri: nel 2025 abbiamo pagato in tutto 27 miliardi e se a questi aggiungiamo gli interventi legati alla vita umana saliamo a 42 miliardi, un flusso enorme che restituiamo a famiglie e imprese. All’interno di questi ci sono anche gli eventi estremi che non sono arrivati a 2 miliardi: un raddoppio anno su anno. Liquidiamo tanto ma facciamo anche tanto sotto il profilo del servizio alla clientela grazie al protocollo di intervento rapido che permette di rimborsare il sinistro e avviare gli interventi di assistenza per il ripristino dei beni danneggiati in tempi strettissimi. Senza contare la prevenzione come il semplice sms che avverte dell’arrivo di una tempesta convettiva e che ha permesso con il tempo di ridurre i danni.
Restiamo però un Paese fortemente sotto assicurato…
Abbiamo solo il 30% scarso di patrimonio immobiliare assicurato contro gli eventi atmosferici, e appena il 7% dell’intero patrimonio abitativo protetto dalle catastrofi naturali (terremoto, alluvione, frane). Le imprese erano al 7% e con l’obbligatorietà sono salite al 17%. Di fatto contro le catnat più del 90% delle case non è assicurato e per gli eventi metereologici più del 70%.
Come se lo spiega?
Si spera sempre che non capiti a te e che, nel caso in cui ti tocchi, intervenga lo Stato. Ed è vero che interviene lo Stato ma solo con forti ritardi e parliamo di anni non di mesi. Lo strumento assicurativo è invece la cosa giusta da fare. Manca poi la consapevolezza del bisogno, l’Italia continua a essere percepita come il Paese del sole ma è anche una terra molto esposta: il 91% dei comuni potrebbe essere colpito da dissesto idrogeologico, è un tema nazionale.
E Il prezzo?
C’è una percezione che il prezzo dell’assicurazione sia troppo elevato, in realtà sono poche centinaia di euro all’anno per proteggere un bene su cui sono stati investiti centinaia di migliaia di euro. Senza contare che fintanto che ci sarà la sottoassicurazione non ci sarà mai quell’effetto di mutualità che consente al prezzo di scendere. Per questo abbiamo avviato alcune riflessioni per capire se si può estendere l’obbligatorietà anche agli immobili residenziali.
È un tema molto delicato soprattutto In questa fase dl forte spinta Inflazionistica
Ci sono ragionamenti concreti con le istituzioni affinché non si traduca in una misura troppo pesante nei confronti delle famiglie. Per questo stiamo pensando a una forma di trattamento simile all’attestazione di prestazione energetica tramite il meccanismo dell’obbligatorietà subordinata ad atti amministrativi. Questa è la proposta che faremo e su cui stiamo discutendo. È un percorso condiviso, c’è la necessità di incentivare la diffusione e servono degli acceleratori.









