A cura di Marzio Emanuele Parri, Branch Director – Firenze, di Howden in Italia
l recente furto di vino di pregio avvenuto presso il polo logistico di Cortona di Marchesi Antinori, per un valore riportato dalla stampa nell’ordine di 5 milioni di euro, richiama l’attenzione su un rischio poco frequente, ma potenzialmente molto severo. Proprio la limitata frequenza di questi eventi può portare le aziende vitivinicole a sottovalutare la concentrazione di valore presente e la necessità di proteggerla adeguatamente.
Il danno, tuttavia, non è soltanto economico. Un’annata non può essere sostituita o replicata e la perdita di una quantità significativa di prodotto può compromettere la capacità della cantina di rispettare gli impegni assunti verso clienti e distributori. Il problema è particolarmente rilevante per le etichette più prestigiose, che non rappresentano soltanto una componente importante del fatturato, ma contribuiscono alla notorietà del marchio e rafforzano il posizionamento commerciale degli altri vini.
Una copertura assicurativa può indennizzare la perdita economica, nei limiti e alle condizioni previste dal contratto, ma non può ricostituire il prodotto né recuperare automaticamente lo spazio lasciato sul mercato. Nel settore vitivinicolo, soprattutto nella fascia dei vini di pregio, la platea dei consumatori non cresce semplicemente attraverso un aumento dei consumi. La mancata disponibilità di un’etichetta può quindi spingere clienti e distributori verso vini concorrenti, favorendo nuove abitudini di acquisto e nuovi rapporti commerciali. Riconquistare quello spazio può richiedere tempo, investimenti promozionali e condizioni commerciali più favorevoli, senza la certezza di ripristinare la posizione precedente.
La tutela delle cantine deve quindi partire dall’analisi e dalla progettazione del rischio, non dalla ricerca della copertura assicurativa. Occorre anzitutto comprendere dove si concentra il valore, per quanto tempo permane nei diversi ambienti, come viene movimentata la merce e quali interventi possono evitare l’evento o limitarne le conseguenze.
Nel rischio furto, il fattore tempo è determinante. L’obiettivo è rilevare subito l’intrusione e rallentare il più possibile l’asportazione della merce: più tempo richiede il furto, maggiori sono le possibilità di intervento e minore è la quantità di prodotto che può essere sottratta. La protezione può essere organizzata in modo semplice e progressivo, tenendo conto dell’estensione degli ambienti e delle numerose lavorazioni e movimentazioni che si susseguono durante la giornata. Il principio non è sottoporre l’intera cantina al massimo livello di sicurezza in ogni momento, ostacolandone l’operatività, ma suddividere gli spazi in aree omogenee, ciascuna dotata di un proprio anello di rilevazione delle intrusioni.
Durante le lavorazioni, la protezione delle aree interessate può essere temporaneamente disattivata per consentire il normale svolgimento delle attività. Quando una zona entra in pausa o non è più interessata da movimentazioni, il relativo sistema viene riattivato, restringendo progressivamente gli spazi accessibili. Nel corso della giornata, le aree non operative tornano così sotto protezione, automaticamente o attraverso procedure prestabilite, senza interferire con quelle nelle quali il personale continua a lavorare.
Il livello di tutela deve crescere con l’avanzamento del ciclo produttivo e con il valore del prodotto custodito. Quanto più il vino si avvicina alla condizione di prodotto finito, confezionato e pronto per la vendita, tanto maggiore diventa la sua attrattività e più selettivo deve essere l’accesso. Le aree contenenti le etichette di maggior pregio o elevate concentrazioni di merce pronta per la spedizione dovrebbero quindi costituire gli anelli più interni e protetti, accessibili soltanto al personale autorizzato. La disattivazione dei sistemi di rilevazione dovrebbe essere riservata al dirigente responsabile o a un numero molto limitato di soggetti preventivamente individuati e, in ogni caso, essere tecnicamente inibita durante le ore notturne, nei fine settimana e negli altri periodi di sospensione dell’attività.
Completano il sistema la registrazione delle movimentazioni, la verifica periodica delle autorizzazioni, la tracciabilità dei prodotti e, nei siti più estesi, ronde documentate mediante punti di controllo elettronici. L’obiettivo non è soltanto segnalare tempestivamente un’intrusione, ma aumentare il tempo necessario per raggiungere, selezionare e asportare le scorte di maggior valore, riducendo l’entità della perdita potenziale. Anche le scelte organizzative e logistiche possono contribuire in modo significativo. Ove compatibile con il ciclo produttivo e distributivo, mantenere le bottiglie prive degli elementi che ne consentono l’immediata commercializzazione fino a ridosso della spedizione può ridurne l’attrattività. Consegne più frequenti e frazionate evitano inoltre la formazione di elevate concentrazioni di merce già pronta per essere prelevata.
La distribuzione delle scorte pregiate tra aree separate o depositi differenti consente infine di evitare che un singolo evento determini la perdita di una parte rilevante della produzione. Soltanto dopo avere adottato le misure di prevenzione e protezione tecnicamente ed economicamente sostenibili si dovrebbe valutare il trasferimento assicurativo del rischio residuo. Polizze specialistiche possono prevedere criteri di indennizzo riferiti al valore di vendita, anziché al solo costo di produzione, indipendentemente dallo stato di lavorazione del vino e alla presenza o meno di ordini già confermati.
La copertura assicurativa non dovrebbe quindi rappresentare il punto di partenza né sostituire gli interventi di prevenzione. Un ricorso eccessivo all’assicurazione può comportare il pagamento continuativo di premi elevati senza eliminare le vulnerabilità operative e senza proteggere pienamente continuità delle forniture, relazioni commerciali, reputazione e presenza sul mercato.
La prevenzione permette invece di destinare le risorse alla riduzione strutturale del rischio, contenere il danno massimo plausibile e trasferire alla compagnia soltanto la parte che non può essere ragionevolmente eliminata o trattenuta dall’impresa. L’assicurazione diventa così accessoria al progetto di protezione: non lo sostituisce, ma lo completa intervenendo, come ultima difesa, esclusivamente sul rischio residuo.









