PTS, gruppo attivo nella consulenza strategica, finanziaria e operativa per imprese, intermediari finanziari e Pubblica Amministrazione, presenta il Rapporto Debito Corporate Italia,relativo al primo semestre 2026, che analizza l’evoluzione del mercato del credito e delle principali fonti di finanziamento a disposizione delle imprese italiane. L’analisi restituisce la fotografia di un mercato apparentemente in buona salute, caratterizzato dal ritorno alla crescita dei finanziamenti alle imprese dopo anni complessi. Dietro i dati aggregati emergono tuttavia dinamiche più articolate, che evidenziano un sistema finanziario sempre più selettivo e differenziato in funzione delle dimensioni delle imprese e della loro capacità di accesso al capitale.
Una ripresa che corre a due velocità
Nel primo semestre del 2026 i prestiti alle società non finanziarie sono cresciuti del 3,2% su base annua, confermando il ritorno della domanda di finanziamento e la capacità del sistema bancario di sostenere gli investimenti. La ripresa, però, non riguarda tutte le imprese allo stesso modo. Mentre le aziende di maggiori dimensioni continuano a intercettare nuove risorse finanziarie, le piccole imprese registrano ancora una contrazione degli affidamenti e si confrontano con condizioni di accesso al credito, generalmente meno favorevoli. Secondo il rapporto, si sta consolidando una “finanza a doppia velocità”, nella quale la disponibilità di strumenti e opportunità di funding tende a concentrarsi sulle realtà più strutturate, ampliando il divario rispetto a una parte significativa del tessuto imprenditoriale italiano.
Le solite logiche del credito del secondo e terzo trimestre
Tra gli elementi più rilevanti osservati dagli analisti di PTS, vi è il consueto cambiamento del modello di redditività bancaria. In un contesto in cui il contributo del margine di interesse tende a stabilizzarsi o a ridursi rispetto alla fine dell’anno, gli istituti di credito stanno attribuendo un peso crescente alle commissioni iniziali applicate alle operazioni di finanziamento. Si tratta di un cambiamento consueto che risponde a logiche di massimizzazione commerciale die budget bancari ma che nel medio termine rende più sostenibile in debito per le aziende. L’una tantum in upfront lascia spazio di negoziazione sullo spread. Per le aziende diventa quindi fondamentale sviluppare una maggiore consapevolezza degli elementi che determinano il costo effettivo della raccolta finanziaria e delle possibili leve negoziali a disposizione.
Lo scenario dei tassi cambia direzione
Lo studio evidenzia, inoltre, come il contesto monetario abbia seguito una traiettoria diversa rispetto alle aspettative formulate a inizio anno. Se le previsioni sulla crescita del credito si sono dimostrate sostanzialmente corrette, quelle sull’andamento dei tassi sono state riviste alla luce delle decisioni della Banca Centrale Europea. Nel giugno 2026 la BCE ha, infatti, interrotto il percorso di allentamento monetario procedendo a un nuovo rialzo dei tassi, un cambiamento che incide direttamente sul costo del capitale e sulle strategie di finanziamento delle imprese nella seconda parte dell’anno.
Il futuro delle garanzie pubbliche
Un altro tema centrale del rapporto riguarda l’evoluzione degli strumenti di sostegno pubblico al credito. La sostanziale uscita dal mercato delle nuove operazioni della Garanzia SACE Growth e la prospettiva di una revisione del Fondo di Garanzia per le PMI a partire dal 2027 stanno generando crescente attenzione da parte delle imprese. Le garanzie pubbliche continuano infatti a rappresentare un elemento decisivo per l’accesso alla finanza, influenzando costi, tempi e fattibilità dei progetti di investimento, soprattutto per le aziende di minori dimensioni. L’incertezza sul quadro futuro rende quindi sempre più importante pianificare per tempo le esigenze finanziarie e valutare strumenti complementari al tradizionale credito bancario.
Debito alternativo, crescita e limiti
Parallelamente, il mercato del debito alternativo continua a rafforzarsi. Private debt, minibond e basket bond stanno acquisendo maggiore rilevanza all’interno delle strategie finanziarie delle imprese italiane e rappresentano sempre più spesso una soluzione di diversificazione delle fonti di raccolta. La crescita del comparto riguarda, tuttavia, soprattutto le operazioni di maggiori dimensioni e le imprese dotate di una struttura organizzativa e finanziaria più evoluta. Per gran parte delle PMI il finanziamento bancario continua a rappresentare il principale canale di accesso alle risorse necessarie per sostenere programmi di sviluppo e investimenti.
«La ripresa del credito alle imprese è un segnale certamente positivo, ma sarebbe un errore limitarsi a osservare i dati aggregati», commenta Marcello Di Paolo, Partner di PTS. «Il mercato sta attraversando una fase di trasformazione profonda. Da un lato cresce la disponibilità di credito per le aziende più strutturate, dall’altro, molte imprese continuano a confrontarsi con maggiori difficoltà di accesso e con condizioni economiche più onerose. La vera novità emersa nel 2026 riguarda inoltre il modo in cui viene determinato il costo del finanziamento. Oggi non è più sufficiente guardare esclusivamente al tasso applicato in quanto commissioni, garanzie e struttura complessiva dell’operazione assumono un peso sempre più rilevante. Per le imprese diventa quindi essenziale sviluppare una gestione finanziaria più consapevole, una maggiore e più opportuna diversificazione tra le varie forme di credito, e una maggiore capacità negoziale».
Dalle evidenze del rapporto emerge che il secondo semestre del 2026 sarà caratterizzato da tassi ancora elevati, crescente peso delle commissioni, maggiore selettività bancaria e progressivo sviluppo di strumenti di mercato complementari al canale tradizionale. Un contesto che richiederà alle imprese una pianificazione finanziaria sempre più accurata e una maggiore attenzione alla diversificazione delle fonti di funding.









