Noi rumoristi da strapazzo, come definisco il genere umano del quale anch’io mi onoro di far parte, perché mi dissocio da coloro che presuntuosamente osano considerarsi “musicisti veri” solo perché sanno, o meglio, sono convinti di saper maneggiare uno strumento musicale… Noi rumoristi, dicevo, abbiamo talvolta la brutta abitudine di intestardirci su un “pezzo”, perché non ci viene affatto e allora continuiamo a ripeterlo rompendo i coglioni al prossimo, anche per ore e ore, fino a quando non prende una forma che soddisfa.
Claro che sì… come dicono gli ispanici, che gli attributi li frantumiamo… eccome li frantumiamo! E destinatario del nostro maldestro intento, è inesorabilmente sempre quello sfortunato prossimo che, nonostante spessi strati di polistirolo, confezioni porta uova disseminate verticalmente sulle pareti, teloni più o meno spessi appiccicati qua e là, è costretto a subire disgustose malefatte a causa dell’inefficacia dei filtri acustici posticci, i quali anziché ovattare il rumoreggiare oltraggiante la quiete pubblica, ne consentono lo sgradevole infiltrarsi. Parlo per me ovviamente!
Mi è capitato una paio di settimane fa provando e riprovando sino alla nausea “Knockin’ on Heaven’s Door”, scritta da Bob Dylan per la colonna sonora del film “Pat Garrett & Billy the Kid” del 1973, divenuta nel tempo una delle sue canzoni più famose. Cercavo di scimmiottarne una delle tante versioni, che in particolare mi piace perché magicamente interpretata dai Guns n’ Roses in un live a Parigi, intorno al 2007. Meravigliosa, perché lì dentro c’è un po’ di tutto rock, reggae, country e molto altro.
Vado per ordine.!
Prima ci provo con la chitarra “accompagnamento” con la mia sacra Eko 12 targata 1979! Fatta a Recanati… ci mancherebbe altro! La canzone mi viene piuttosto bene. Pulita, essenziale anche nella ritmica di base, nonostante le intrusive divagazioni dei trasgressivi fenomeni statunitensi nati a Los Angeles nell’85, che lì dentro ci “ricamano su…” ad ogni giro nota…
Quando passo alla batteria, inizia invece il calvario.
Sembra facile!… Come diceva il vecchio omino coi baffi illuminandosi dinnanzi alla blasonata caffettiera… ma voi siete troppo giovani e non ve lo ricordate!
Sembra facile ma il tempo del brano è scandito da un groove apparentemente basico…! Un quattro quarti intermezzato da sincopi anche molto violente, cambi di stile, velocità e andamento. Il tutto molto dondolante (swing) che procede condizionando l’ascolto sino alla conclusione del brano, senza offrire una chiara percezione se ci si sta approssimando alla chiusura o se la canzone continua. Lo percepisci anche dal singhiozzante applaudire e rumoreggiare del pubblico parigino, che non capisce un cazzo di musica… ma la divora con partecipazione. Lo spettacolo è pienamente godibile per chi è presente, che si elettrizza con eccitanti spunti musicali e si ubriaca seguendo con lo sguardo l’andirivieni frenetico (su e giù dal palco) del delirante vocalist del gruppo, intento a lanciare starnazzanti urla talvolta quasi stonate e supporti metallici di microfoni che scaglia addosso alla folla.
Io impazzisco, perché del carnevalesco scenario non me ne frega pressoché nulla, ma ad imparare a memoria la parte delle percussioni faccio una fatica boia!
Dopo un’ora, mi rompo e ripiego su Zucchero e le flessuose e molto più abbordabili alchimie batteristiche di Adriano Molinari. Altro virtuoso fenomeno che mi piacerebbe imitare… (ma non ci riesco!)
Ma vengo al dunque. Un venerdì pomeriggio di fine novembre dello scorso anno passo a trovare Pasquale, delle cui virtù musicali, strumentistiche e affini vi ho già accennato, e tanto per non perdere il vizio… acquisto un piatto crash Sabian da 14”, con relativo supporto per fissarlo ad uno dei due tom che stanno sopra la gran cassa, per l’esattezza quello di sinistra.
Quell’uomo… ha un bagaglio di conoscenze straordinario e mi rendo conto che non sta lì solo per vendere… perché dispensando perle di saggezza col suo modo di fare garbato, prima è lui che ti compra, poi sei tu che compri ciò che ti mostra. È un grande! E alla fine il risultato è sempre garantito.
Bene!
Ero particolarmente felice perché un secondo bronzo frontale nella mia Pearl mancava proprio. E chi soffre della mia stessa “malattia”, saprà bene che li sopra non ci chiudi le rullate… ma lo tocchi nelle frazioni, per via del pastoso tintinnio che il piatto emana solo sfiorandolo.
Non ho dubbi (e mi scuso per la pesantezza…) sul fatto che queste elucubrazioni intrise di arida saccenza, insopportabili esternazioni maniacali di un povero appassionato, comprensibili (forse) solo dai rumoristi come me, abbiano già rotto le balle al resto della normalità umana che perde tempo a leggere le stronzate che scrivo!
Pertanto agli altri normodotati, ovvero alla maggioranza dei “perditempo…”, in contrapposizione a quanto sin qui illustrato, racconto ahimè la “fregatura” che ho preso qualche tempo fa, acquistando online (via Internet da Smartphone) alcuni ammennicoli in offerta su un sito specializzato nella distribuzione di accessori musicali. Mi balza all’occhio ad un prezzo stracciatissimo uno stock di confezioni di un’arcinota marca di bacchette (poco più di dieci euro a coppia… dieci in tutto… ma otto le paghi mentre due sono gratis). Compro complessivamente cinque confezioni di 7A e altrettante di 5A… due aste a giraffa con morsetti per piatti e un paio di porta-microfoni. Le condizioni di fornitura prevedono la rimessa gratuita a domicilio dell’acquirente, entro cinque giorni lavorativi dal momento di conferma dell’ordine, a condizione che il valore complessivo di commessa sia almeno pari o superiore a 100 euro. Pago la merce, come richiesto in anticipo e a mezzo carta di credito, per un valore totale di euro 151,75.
Attesa prolungata, tempo tecnico sforato, lungaggine imprevista… dategli la definizione che volete… fatto sta che trascorre una quindicina abbondante di giorni e nulla vedo.
Mi ricollego al sito, ma del mio ordine non esiste traccia. Non trovo nemmeno uno pseudo-elenco di quelli ancora da evadere o di spedizioni in corso. C’è solo un riquadro “tinteggiato con un inquietante color giallo canarino…” in calce alla pagina, ove è possibile scrivere un messaggio. Mi ci tuffo all’interno, timoroso di sporcarmi, cimentandomi in un mix tra lamento, predica, supplica e scrivendo persino in stampatello:
“RIFERIMENTO ORDINE EFFETTUATO IN DATA 2 LUGLIO 2016 DI N° 10 CONFEZIONI DI BACCHETTE… E N° 2… ECC ECC… PROVVEDENDO CONTESTUALMENTE AL PAGAMENTO MEDIANTE CARTA DI CREDITO… SECONDO MODALITÀ INDICATE. MIO MALGRADO ALLA DISTANZA DI OLTRE QUINDICI GIORNI (CINQUE LAVORATIVI ERANO INDICATI SULL’OFFERTA) NULLA MI È STATO ANCORA RECAPITATO; ATTENDO URGENTE RISCONTRO”
Sono le 10 di sera… non mi resta che cercare di dormirci sopra!
L’indomani mattina cerco qualche informazione contattando un numero verde, ciononostante dopo un paio di digitazioni guidate, la linea inesorabilmente cade! Telefono in banca chiedendo come sia possibile bloccare il mio pagamento. Almeno loro sono prontissimi a fornirmi un contatto che attivo immediatamente.
Alle 12 e 31 minuti ricevo una laconica mail dal servizio clienti di …..CARD: PAGAMENTO REGOLARMENTE EFFETTUATO IN DATA/ORE/PER IMPORTO DI EURO 151,75 ECC ECC…
Alle 15.44 del 26 Luglio ricevo (sul telefono cellulare) un’inattesa telefonata da chi (è una lei…) si presenta solo per nome e precisa di essere “Operatore numero 18 che chiama per conto di …..com”.
MI rilasso… ma il benefico si vanifica ben presto! Inizia infatti una sorta di maldestra conversazione tra sottoscritto ed operatrice (con accento marcatamente orientaleggiante) che sostiene di essere Sandra, nome invece “italianissimo”.
Eccola in breve…
Sinior Francisco… buon giorno sono Giana operlatore numerlo dici-oto di …..com. Abiamo ricevutto suo ordine a un fornitura di articoli di musicali… in data 2 Lulio…! Conferma? Lei ha fato anche sollecito ieri 25 Lulio verso ore 21? Conferma?
Si, sono Francesco non Francisco… ma fa lo stesso… effettivamente ho cercato di contattarvi ieri ma …
(vengo interrotto bruscamente…)
Sinior Francesco, scusi, lei ha contatatto il nostro centro operattivo ieri perché ordine non è arrivatto a sua casa? Conferma?
Si confermo…!
Resti in linea prego!
E senza nemmeno darmi il tempo di reagire “Gianna 18” mi isola in un limbo privo di dimensione a dir poco sconsolante. Passano due eterni minuti mentre in sottofondo si ode una straziante musichetta che tutto mi fa venire.. eccetto il desiderio di riprodurla coi miei strumenti…
Ma rieccola…
Sinion Francisco scusi per lunga attesa!
Oggi, per esattezza… questa mattina, il fornitore di merce che Lei ha acquistatto, il fornitore come le dicevo, comunica che proprio la merce risulta esaurita, ma è in grado di offrire altra merce, molto simile e comunque intersante. Si lei accetta, questa nuova oferta, per venire incontro a lei, anziché diecci confezioni, inviamo doddici… a stesso prezzo. Intersante… no?
Preso in contropiede, mitigo un’umana infuriata con un più accettabile sbuffo al cui esaurirsi segue un secco…
No grazie!
Anzi soggiungo…
Dieci, dodici di cosa… scusi!? Ma lei ha idea di che stiamo parlando!?
Questo chiedo e senza tanto garbo dico che…
Mi dispiace. Io ho fatto un preciso ordine; se voi non potete darne seguito, io… alternative al buio non ne accetto. Le rifiuto! Anzi le comunico ufficialmente che rivoglio indietro i miei quattrini!
No Sinior Francesco (ora il mio nome lo azzecca!) non è possibile restituire soldi… lei può accetare la nuova offerta altrimenti atendere che un altra merce la sodisfa! Ma non è sempre così facile che sono ancora oferte così intersanti! Io consiglio… acetti! Anche mia responsabile dice che lei…
E la linea… indovinate un po’… cade… cade… cade. Caspita… è caduta!
Sbotto in un “Santo Pasquale…” che non è un’imprecazione, anzi, una legittimissima esternazione dal profondo del cuore, che faccio, dico, urlo alle 12.37…!
Ho invano atteso un’altra telefonata. Ma nessuno più s’è fatto vivo! Tantomeno G.18!
Pasquale… certo… Pasquale.
Perché le bacchette e quegli accidenti di supporti non li ho acquistati da te!? Ma chi caspita me l’ha fatta fare di farmi abbindolare da quei soliti furbacchioni la cui bancarella non è in Piazza San Zeno ma su Internet!
Un paio di giorni dopo salgo al settimo piano di Via E. fermi 9… e racconto l’accaduto ad Alessandro. Come al solito il mio confusionario procedere nell’argomentargli le disavventure che la vita talvolta mi riserva, non lo diverte ma nemmeno lo sorprende più!
Ghe pensi mi! Rumpi coiun! Parole che hanno un sapore gustosissimo e un suono bello come le note di Dylan e mi fanno finalmente tirare un sospiro di sollievo!
E voi, voi che state lì a sbadigliare. Sì dico proprio a voi…
Al posto mio che avreste fatto in simili frangenti, travolti dalle melmose sgrinfie del beltacer e malaffar internettiani…!!!!!!!!!!!?
27 milioni di italiani possiedono uno Smartphone
Valgono circa 12 miliardi di euro gli acquisti tramite e-commerce
L’ 80% della popolazione italiana tra gli 11 e i 75 anni utilizza Internet
LEX
In riferimento all’episodio di specie, trova applicazione l’art. 54 del D.Lgs. 206/05 (Codice del Consumo parte III tit. III sez. 2) in base al quale in caso di mancata esecuzione dell’ordinazione da parte del professionista (fornitore/venditore), dovuta all’indisponibilità, anche temporanea, del bene o del servizio richiesto, il professionista, entro il termine di cui al comma 1 (30 gg dall’ ordine), informa il consumatore, secondo le modalità di cui all’articolo 53, comma 1, e provvede al rimborso delle somme eventualmente già corrisposte per il pagamento della fornitura. Salvo consenso del consumatore, da esprimersi prima o al momento della conclusione del contratto, il venditore non può adempiervi eseguendo una fornitura diversa da quella pattuita, anche se di valore e qualità “equivalenti o superiori” (Ciò che di fatto il fornitore sta cercando di fare… Si procede con invio di formale diffida al “fornitore”, obbligandolo di fatto alla restituzione di quanto pagato, con avvertenza che se ciò non avvenisse, in virtù della norma vigente, l’acquirente si sentirà legittimato ad adire le vie legali.
Internet… e poi dicono che si fanno affari d’oro! Certo… è possibile… ma non sempre! E ci credo!
Mi stavano fregacciando 152 euro…! Non sono un granché però…
Vi dico soltanto che se mi fossi rivolto ad un Legale, lui anche se amico, solo per farsi raccontare l’episodio, avviare le dovute ricerche, fare un paio di telefonate, scrivere almeno due raccomandate di rito con avvertimenti e qualche minaccia che prassi impone, lui… per portarmi a casa nemmeno 200 euro, lui ne avrebbe potuti pretendere un migliaio! Invece Alessandro mi ha dato una mano e me la sono cavata benone! La mia polizza di Tutela effettivamente ha funzionato.
Nulla da dire! Oggi ho i miei soldi e non ho cacciato un centesimo per farmeli restituire! Ma pensate un po’ se mi avessero “fottuto” l’Identità! Altro che 152 euro…! La prossima volta ne parliamo!
Francesco Di Prisco – KIKO
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