Saverio Zavaglia – Rubrica parlo solo con il Presidente:  moda, made in Italy e cultura nella gestione del rischio. 

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26 novembre 2018 di ilbroker

 

 

 

Saverio Zavaglia : Locman come filosofia di vita e di lavoro vista la controtendenza di scegliere come quartier generale l’Isola d’Elba. Ce la racconti.

 

Marco Mantovani : Io sono nato qui, innanzitutto. 

Una persona che nasce in un luogo come questo cresce libero perché qui i ragazzi sono liberi. 

Poi mi sono trovato trasferito a Milano, ma la voglia di tornare a casa è sempre stata talmente grande che ho desiderato in qualunque modo, con qualunque tipo di lavoro, tornare. 

Naturalmente, qui abbiamo parenti e radici, l’ho sempre sentito come il luogo dove vivere e lavorare. 

Ho trascorso moltissimi anni a Milano, ho fatto anche le scuole, ma ho sempre desiderato tornare a vivere all’Elba.

Qualunque lavoro avessi trovato, volevo stare qui. 

Poi ho iniziato ad appassionarmi all’orologeria, che deriva dal fatto che mio padre vendeva pellami, ed ho iniziato a  fabbricare cinturini in pelle per orologi. Da qui è nato il coinvolgimento in un settore che mi ha entusiasmato, da qui sono nate l’idea di provare a coniugare questa follia della bellezza dei luoghi con la bellezza dei prodotti e l’idea di comunicare una filosofia lavorativa differente, sfruttando una location alternativa rispetto a quelle in cui si immagina che un’impresa industriale debba trovare la sua sede. 

Ho creduto che si potesse provare a fare tutto ciò, devo dire che non avrei potuto fare diversamente volendo coniugare l’amore per il mio lavoro con l’amore per il luogo dove sono nato.

Forse la fortuna ci ha un po’ aiutato: si è creato un gruppo di persone estremamente professionali e competenti, che in qualche modo erano legate all’Elba e che si sono immerse in questa avventura. Passo dopo passo, si sono formati dei tecnici molto validi che a loro volta, divenendo un team di persone professionalmente tecniche e preparate, ne hanno formato delle altre.

Credo che siamo diventati un po’ il fiore all’occhiello del sistema industriale locale, che è attivo non solo nell’orologeria ma anche in altri settori. 

L’Elba è diventata un luogo dove la gente non deve pensare solo ad andare in vacanza, ma può anche pensare di vivere e lavorare tutto l’anno, come facciamo noi e come fanno altre persone e aziende. 

E’ anche un po’ un messaggio di fiducia per chi voglia tentare questa strada, o per un giovane che voglia provare a intraprendere questa nuova sfida difficile e anche, in certi momenti, quasi disperata.

Però alla fine le difficoltà finora le abbiamo sempre superate, stiamo andando in una direzione che ritengo possa essere  migliore per il futuro.

 

Saverio Zavaglia : Locman è un motore economico anche per gli abitanti dell’isola. Quanti posti di lavoro vengono occupati grazie alla vostra presenza sul territorio?

 

Marco Mantovani : Noi siamo circa una settantina di persone, poi c’è un indotto abbastanza importante, questo non solo all’ Elba. Direi che, per certi versi, l’indotto è più fuori dall’Elba che all’Elba. 

Questo perché le persone che lavorano per Locman sono sia molti piccoli fornitori dislocati nell’isola ma anche terzisti localizzati fuori dall’isola, che lavorano con noi nell’assemblaggio piuttosto che nella produzione di componenti.

Quindi, in effetti, se guardiamo l’indotto, probabilmente Locman può contare un miliardo di persone nel mondo.

 

 

 

Saverio Zavaglia : Cosa ha provato quando ha visto il primo Locman della sua produzione?

 

Marco Mantovani : Siamo partiti disegnando e producendo orologi per altre aziende, prima solo disegnando per poi arrivare a dare un  servizio completo di disegno e prodotto a marche svizzere. L’idea di avere un prodotto nostro è nato perché avevamo in testa un qualcosa che fosse, per noi amanti della natura, della toscana e dell’Elba, veramente legato a una sensazione personale di piacere. 

E cosi abbiamo fatto praticamente in modo artigianale i primi pezzi di un orologio in radica, molto particolare e anche molto fuori dagli schemi. La nostra idea non doveva assolutamente entrare in commercio o entrare in competizione con i marchi di cui noi stessi eravamo fornitori. 

Pero’ ci è piaciuto talmente tanto, ed è piaciuto talmente a tutte le persone che hanno iniziato a vederlo, che abbiamo iniziato una piccola commercializzazione. Dopo di che, uno dei nostri più importanti clienti, un marchio svizzero molto importante, decise di acquisire una partecipazione della nostra società e di distribuire quello stesso prodotto. Da lì in avanti, piano piano, si è sviluppato un nuovo tipo di business: provare ad essere “marca”. 

Solo che una cosa è produrre per una grande azienda svizzera che, ogni mese, ti paga il compenso per il lavoro svolto e si occupa di tutti gli aspetti, un’altra cosa è produrre un prodotto proprio da sviluppare occupandosi anche della pubblicità, del deposito del marchio stesso nel mondo, del deposito dei brevetti, dell’assicurazione. Tutto questo è molto impegnativo e per molti anni siamo rimasti “aggrappati agli specchi”: questa avventura sembrava davvero impossibile,

soprattutto partendo dall’Elba il tutto era un po’ complicato. Poi alla fine invece la cosa è piaciuta. I prodotti e la qualità dei prodotti hanno vinto su tutto il resto e siamo riusciti a finanziare questa crescita continua.

 

Saverio Zavaglia : Dalla nascita di Locman al grande successo di oggi: l’ingrediente fondamentale ed unico comune denominatore da che cosa è rappresentato? 

 

Marco Mantovani : Secondo me la dinamica del successo è dovuta a una passione disinteressata per il lavoro. Cioè quando tu lavori per una cosa che ti piace, non lo fai per soldi ma lo fai perché ti piace e se è un gruppo di persone che lo fa, lavori molto e lavori molto meglio ottenendo maggiori risultati. Il lavoro io lo vedo come la passione per la pesca: se vado a pescare è perché mi piace, se mi piace pescare prendo molti più pesci. Se andassi a pescare solo per prendere pesci, sarebbe dura. Credo sia proprio così. Alla fine, la volontà spontanea di tante persone insieme che spingono nella stessa direzione crea il risultato.

 

Saverio Zavaglia : Locman nel mondo, quante sedi in Italia e quante all’estero?

 

Marco Mantovani : Siamo un’azienda italiana, quindi le nostre sedi sono sostanzialmente in Italia. Poi abbiamo delle partecipazioni e delle filiazioni all’estero. In particolare stiamo investendo tanto in Estremo Oriente, quindi esiste un’azienda che si chiama Locman Japan, che è in grande sviluppo, dove abbiamo una partecipazione con dei soci locali. Abbiamo appena aperto un nuovo negozio a Tokyo che oggi è un po’ il fulcro della moda e nel quartiere di Shibuya. E’ una cosa davvero interessante che sta avendo un notevole successo.

Poi c’è anche Locman Hong Kong: lì abbiamo una partecipazione di maggioranza, sempre insieme a dei soci locali, e Locman Hong Kong a sua volta partecipa a Locman Shenzhen, un’azienda in Cina, perché nella Cina vera e propria, il sistema di distribuzione deve passare attraverso una consociata locale.

Locman Usa, invece, storicamente è stato il nostro negozio più importante per tanti anni, mentre in Europa, da quando esiste l’Euro, cerchiamo di distribuire direttamente senza aver bisogno di filiali europee oltre a quella italiana: vendiamo direttamente, è diventato un mercato “domestico”, si vende in Euro, non c’è più dogana, funziona cosi. 

Gli altri mercati li gestiamo tramite clienti terzi e in Medio Oriente abbiamo dei clienti come Paris Gallery, una catena di negozi di alto livello, che distribuisce i nostri prodotti in quasi tutto in territorio.

 

Saverio Zavaglia Questo processo di internazionalizzazione, come abbiamo detto prima, sicuramente è uno degli strumenti di successo. Oggi quali azioni vengono attuate, da parte vostra, per le pianificazioni e per la protezione, ovviamente, di sistemi assicurativi di questo processo cosi importante.

 

Marco Mantovani Diciamo che la nostra società è una società che da tanti anni è certificata, è un S.p.A. e si è posta una serie di procedure a copertura di ogni tipo di rischi per la tutela, naturalmente, della società stessa e dei soci.

Oggi muoversi su mercati internazionali è sicuramente complesso. 

Il nostro non è un settore che ha particolari rischi industriali, non vendiamo né bombe né automobili, il prodotto è un accessorio, chiamiamolo di “abbigliamento”, che però proprio per la sua funzione è una macchina, una macchina che peraltro non smette mai di lavorare, quindi le nostre attenzioni migliori vertono sulla sicurezza della qualità del prodotto e sull’assistere i nostri clienti tramite centri di assistenza molto validi. 

Poi c’è un particolare tipo di protezione che riguarda la tutela legale di forma, brevetti, modelli e anche di marchi. L’assicurazione sulla merce che spostiamo, quindi che spediamo, in buona parte è coperta da contratti solidi con corrieri che assicurano loro stessi la merce; inoltre, c’è un’assicurazione propriamente interna su tutto quello che è il prodotto, la movimentazione della merce sia qui che all’estero: questo sostanzialmente chiude un po il cerchio. 

Diciamo che all’estero cerchiamo di vendere senza grossi rischi, mediamente o con lettere di credito o più facilmente con pagamenti anticipati. Il credito non dovrebbe mai essere eccessivo, anche se poi c’è.

 

Saverio Zavaglia La revisione assicurativa certificata di rischio industriale rappresenta oggi, per un’impresa operante nel settore moda/lusso, una grande opportunità in termini di production nazionale ed internazionale, andando ben oltre, sia ad aggiustare coperture assicurative e anche rapporti. Cosa ne pensi del metodo nato in Italia nel 2013.

 

Marco Mantovani Se devo essere sincero non sono la persona più competente per rispondere. 

Posso solo dire che il reparto amministrativo di Locman, che si occupa di questa cosa, da sempre ha cercato, ancora prima del 2013, di ragionare in termini di protezione globale dell’azienda considerando tutti i tipi di rischio, pianificando e certificando le aree, diciamo, vulnerabili dove ci potessero essere delle fragilità. 

Credo che oggi la società viva con maturità e senza sorprese questo tipo di situazione perché, ripeto, è stata un po’ pianificata e controllata con l’evoluzione di Locman. Poi, la nostra società ha avuto situazioni particolari da gestire con le vendite estere, perché la copertura del rischio nell’ambito nazionale è una cosa e in ambito internazionale è un’altra, però ci siamo abituati a pianificare questa copertura di rischio in modo ragionato e ragionevole. Ci sentiamo piuttosto ben tutelati, poi succede sempre l’imponderabile. Nel 2008 c’è stato una specie di tsunami che ha distrutto praticamente mezza azienda, l’azienda si è allagata e siamo stati un mese senza poter spedire la roba sotto Natale. Rischi che però non erano stati ponderati, anche se possono succedere.

 

 

Saverio Zavaglia : Per questo tipo di rischio, quando è accaduto, avevate già attuato un sistema di prevention, cioè quell’attività che si studia insieme ad un imprenditore per la gestione delle emergenze, cioè quando arriva uno tsunami che purtroppo non è pianificabile Si possono creare degli accordi con delle società che operano in questo tipo di settore per il ripristino più veloce possibile, in accordo con la compagnia di assicurazione che vi assicura, per potervi permettere di stare fermi il meno possibile.

 

Marco Mantovani : Devo dire che noi non avevamo previsto questa eventualità, qui non c’è mai stato uno tsunami. 

In quell’occasione, senza un preavviso vero e praticamente senza vento, un fenomeno meteorologico strano aveva fatto dei danni pazzeschi. Contando due feriti, i vetri sfondati, pesci che giravano nell’azienda, un disastro. Qui la nostra assicurazione, che non aveva neanche previsto questo, in qualche modo ci ha aiutato sulla merce danneggiata, ma poi ci ha anche aiutato in una veloce ristrutturazione aziendale che ci ha permesso di ripartire in tempi che, altrimenti, sarebbero stati molto più lunghi. In qualche modo siamo stati ben seguiti. Un partner con cui lavoriamo ormai da sempre che, devo dire, nei grandi momenti in cui c’è stato bisogno, c’era.

 

Saverio Zavaglia : E le polizze on line? 

 

Marco Mantovani : Ho molto il terrore di queste assicurazioni tutte online dove perdi i riferimenti. Per noi, nel nostro settore, i rischi ci sono e se chi li deve affrontare è qualcuno che ti conosce, è un’altra storia.

 

Saverio Zavaglia :Recentemente è stata aperta una scuola di maestri orologiai, anche questo uno strumento di impegno sociale e creazione di figure professionali ad alta competenza. Come nasce questa idea e quali sono gli stimoli che l’hanno creata.

 

Marco Mantovani : Diciamo che ci siamo innamorati di questa idea perché un nostro collega orologiaio aveva da sempre questo sogno nel cassetto. In realtà in Italia abbiamo un po’ carenza di scuole di questo tipo e nel mondo c’è carenza di una formazione corretta nel settore orologeria.

In Italia abbiamo grandissime competenze. Diciamo che l’Italia è, secondo me, il mercato dove c’è la maggior competenza in orologeria, dove c’è competenza tecnica ancora più che in Svizzera. Siamo sempre stati la fabbrica degli svizzeri. Gli svizzeri facevano fare qua per non pagare la manodopera svizzera, che è troppo cara e che da noi, invece, costava meno e costituiva un mercato molto appassionato di orologi vicino alla Svizzera. Sostanzialmente tra Svizzera e Italia, un pochino in Francia e un pochino in Germania, c’è e c’è sempre stato il forum produttivo dell’orologeria.

Però non c’è mai stato un vero metodo formativo professionale. 

Quindi quello che abbiamo cercato di fare è questo. Difficilmente organizziamo corsi per ragazzi che partono da zero, è più facile per noi organizzare master di approfondimento per orologiai che vogliono specializzarsi ulteriormente, oppure seguire ragazzi che hanno fatto il corso dal papà e dal nonno per apprendere un mestiere, ma che necessitano di una formazione professionale più corretta per essere veramente padroni del lavoro stesso.

Questo è quello che facciamo e che è servito per formare tecnici: da questo stimolo è nata l’idea di aggiungere la nostra partecipazione ad un progetto che sembrava già importante, la Sios – Scuola Italiana di Orologeria.  Prima siamo stati soci di minoranza, poi di maggioranza per poi acquisire la società e inglobarla. Abbiamo capito che queste competenze potevano  servire non  soltanto per formare tecnici esterni ma anche per dare a Locman una specie di centro di ricerca e sviluppo interno. Ed è diventato questo. Per Sios e per noi, oltre a fare le funzioni formative per altri e per terzi, è una specie di centro di ricerca e sviluppo dove poi passa un po’ tutto quello che è innovazione tecnica della nostra azienda, tutto il progetto tecnico.

 

Saverio Zavaglia : Locman è uno stile di vita da indossare tutti i giorni. Quali sono stati i personaggi famosi che hanno contribuito a fare questa icona della distinzione e quali sono quelli che ricordi con più simpatia.

 

Marco Mantovani : Innanzitutto sono stati tanti. Diciamo che abbiamo avuto un momento in cui c’è stata un esplosione fortunata. Erano più o meno gli anni 2000/2001. Il nostro partner distributivo americano riuscì a vendere gli orologi a Bergdorf Goodman, un negozio di New York molto importante: il primo giorno di esposizione da Bergdorf Goodman passa Puff Daddy, che al tempo stava con Jennifer Lopez, vede questo orologio e lo regala a lei. Lei il giorno dopo lo regala a lui. Fanno una festa e decidono di regalarlo agli ospiti. E’ iniziato subito un qualcosa perché questi due continuavano a comprarli, poi i loro amici, per cui uno via l’altro. Un orologio è andato al polso di, come si chiama, l’ex moglie di Tom Cruise, comunque sta di fatto che è stato tutto una serie di gossip nel momento in cui, quando si son divisi, lui le ha chiesto indietro l’orologio: la storia ha fatto notizia e l’orologio fotografato. Poi c’è stato Elton John che ha fatto una festa a Saint Tropez se non sbaglio, ci ha chiamato che voleva velocissimamente un centinaio di orologi con diamanti e altri 100 e 200 senza, voleva regalarli a questa festa. Da lì è iniziato una cosa tipo uno via l’altro e questi personaggi hanno iniziato a parlare di Locman, richiedere Locman, collezionare Locman. Tutto ciò ci ha portato sicuramente una notevole brand awareness spontanea che arrivava dal basso. È stato importante. Poi ha aiutato anche il fatto che essendo un’azienda italiana, spesso i governi che si sono succeduti hanno scelto Locman come regalo istituzionale, anche questo è stato importante.

 

Saverio Zavaglia : Grazie del suo prezioso tempo e prima di salutarci un’ultima domanda su social network e media marketing. Oggi voi vivete questo mondo, questi media virtuali come un’opportunità o come una minaccia nel vostro business?

 

Marco Mantovani : Secondo me sicuramente un’opportunità. Sicuramente un nuovo modo di comunicare, un modo anche più veloce. Più preciso. Più fresco. Oggi è diventato anche molto più facile trasmettere un’immagine fresca e precisa su un supporto come può essere un telefonino, piuttosto che su carta stampata che spesso può essere sgranata o essere considerata vecchia. Io dico che la carta stampata ha una persistenza maggiore sul nostro inconscio che riteniamo più importante, lascia un segno maggiore. Sui social la vita di tutto si velocizza ma si accorcia, però nello stesso tempo il mix di tutte queste forme di comunicazione viene completato. Leggevo oggi una statistica degli acquisti dal nostro shop online e la gran parte sono via telefonino. Ormai io per scegliere un orologio e quindi regalare un’emozione grande lo trovo qui, pazzesco.

Saverio Zavaglia

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