Analisi del mondo assicurativo – Dott. Paolo Masini: “DOVE VA IL MERCATO ASSICURATIVO ITALIANO”

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12 novembre 2018 di ilbroker

 

 

Non c’è alcun dubbio che il mercato assicurativo italiano è ancora in una fase avanzata di evoluzione, dopo la razionalizzazione degli anni 90 con le prime rilevanti acquisizioni e il conseguente consolidamento dei primi 10 gruppi assicurativi, abbiamo assistito ad una stagione di importanti ristrutturazioni organizzative con l’introduzione marcata nei processi delle tecnologie informatiche, la nascita del mercato delle dirette on line, i comparatori di gestione delle tariffe RCA, il rafforzamento sempre più evidente della bancassicurazione nel ramo vita, solo per citare alcuni fenomeni.

Abbiamo anche assistito ad un forte ridimensionamento delle tariffe Rca, dovuto in parte all’effetto della crisi economica ma anche in parte dovuto ad un rafforzamento dei presidiorganizzativi delle compagnie, l’introduzione delle scatole nere ed una maggiore consapevolezza delle procedure antifrode hanno fatto il resto. D’altra parte abbiamo anche visto sinistri catastrofali importanti legati al mutamento climatico ed alcuni sinistri di punta più tradizionali, esempio l’affondamento della Concordia.

Non possiamo non citare anche il ruolo del legislatore europeo, le Direttive della UE hanno marcato sempre di più il territorio , già peraltro pesantemente normato dagli stati nazionali. 

Ed ora cosa potrà succedere nei prossimi 5 anni.

Difficile poter dare una risposta, anche perché la velocità del cambiamento negli ultimi anni è stato repentino e poco confrontabile con gli anni passati.

Ma una linea di tendenza probabilmente si può percepire e intuire.

Intanto guardando il lato della distribuzione possiamo osservare che il ruolo degli agenti, che è stato a lungo tratteggiato dalle compagnie come un elemento superato, è ancora rilevante nel segmento dei danni peraltro il vero settore assicurativo posto il fatto che la polizza vita è sempre più diventata una realtà finanziaria più che assicurativa e quindi appare molto consequenziale il fatto che la bancassicurazione se ne sia appropriata in misura preponderante.

Certo anche il ruolo dell’agente è cambiato, si è dovuto evolvere di pari passo alla rivoluzione informatica ed alle nuove richieste del consumatore, ma l’Italia non è costituita solo dalle grandi città,ha anche una rilevante dimensione extracittadina dove il tessuto sociale meno urbanizzato ritiene l’agente ancora un punto di riferimento per la gestione e l’acquisto della polizza. E comunque l’agente è ancora il punto di riferimento per il cliente retail, lasciando ai broker invece la gestione degli affari corporate terreno più congeniale alla loro organizzazione. Ovviamente il fenomeno si accompagna anche al ruolo, piuttosto consolidato della bancassicurazione, che invece preferisce gestire il cliente assicurativo come un cliente complementare agli affari bancari, quindi polizze vita come investimento e protezione dei beni soggetti a finanziamento o mutui bancari.

Veniamo ora al comparto delle compagnie.

Esistono, a livello di alcuni centri studi europei, le previsioni che tratteggiano un futuro prossimo di poche compagnie che gestiranno tutto il complesso ed esteso mercato della UE, il numero di queste compagnie si ferma a poche decine.

Un futuro quindi di poche compagnie che gestiranno tutte le necessità assicurative degli europei, sia retail che corporate, un futuro quindi di un gigantismo che, sotto la legge dei grandi numeri, potrà rispondere meglio ai mercati, sia dal punto di vista della tariffa che dei prodotti sempre più complessi.

Credo che questa previsione non riguarderà il mercato italiano, per alcuni motivi che intendo illustrare.

Certo ci sarà ancora una maggiore concentrazione dei gruppi assicurativi italiani che incorporeranno alcuni competitors minori, ma nel mercato italiano ci sarà ancora posto per più compagnie di assicurazioni.

Questo aspetto, dove accanto a compagnie giganti ci saranno anche compagnie di nicchia, sarà dovuto ad una forte frammentarietà del mercato assicurativo, dove ancora oggi il tipico cliente delle compagnie italiane è un cliente monopolizza molto legato alla RCA con ancora l’esigenza, magari di fare confronti via web sul premio della polizza, ma che  poi preferisce concludere l’acquisto molto spesso di fronte all’agente che conosce da molto tempo.  

Certo ci sarà, per le compagnie minori,  l’esigenza di un forte cambiamento organizzativo con miglioramento dei processi e la creazione di prodotti più performanti nei riguardi del consumatore ma non possiamo dimenticare che l’Italia ha connotazioni che spesso sfuggono alle analisi europee perché il tessuto economico e sociale italiano è più variegato delle realtà europee anche a  noi più  vicine.

L’Italia è ancora il paese dove accanto alla grande distribuzione commerciale esiste ancora il piccolo negozio che chiude alla domenica ma che resiste alla massimizzazione dei consumi e ovviamente l’Italia è anche il paese della piccola media impresa, fenomeno che in Europa è abbastanza unico con caratteristiche radicate e proprie. Può sembrare una ovvietà ma la nostra Nazione viene ancora chiamata come la Nazione dei mille campanili, ogni campanile rappresenta una comunità molto definita e autoreferenziale, questa è una caratteristica che non hanno le altre nazioni europee e che genera abitudini commerciali differenti ed è una dimensione che stenta ad essere capita dai centri di ricerca europei che classificano il mercato italiano guardando solamente alle abitudini delle grandi città.

Questo non sarà comunque uno scenario facile ma sarà anche molto stimolante perché accanto alle grandi compagnie che sicuramente sapranno gestire efficientemente flussi massivi di clienti con prodotti inevitabilmente stardadizzati, ci sarà l’opportunità per la piccola e media impresa assicurativa di occupare spazi di mercato a più alta profitto perché saranno spazi altamente specializzati  che sfuggiranno ai processi ripetitivi e uniformati ma che dovranno essere affrontati, certamente in chiave tecnologica e moderna ma anche con una professionalità tecnica che non sarà solo la legge dei grandi numeri ma che dovrà utilizzare maggiormente l’analisi del rischio, la selezione del rischio stesso e la messa a terra di processi personalizzati sul cliente che sarà disposto a pagare forse qualcosa di più per avere la soddisfazione delle sue esigenze assicurative, più specifiche e meno massive che offriranno le grandi compagnie.

In definitiva oltre alla visione finanziaria dell’assicurazione ci sarà ancora spazio per la figura dell’assicuratore tecnico seppure in un quadro di competitività diverso e con l’utilizzo sempre più elevato di tecnologie.

Appuntamento tra qualche anno per le verifiche del caso.

 

Paolo Masini

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