Smart working: entro il 2020 sarà realtà nella maggior parte delle aziende

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13 agosto 2018 di ilbroker

Da ANSA.IT

Lo smart working, ovvero la possibilità di lavorare in mobilità fuori dalla sede aziendale, è un’agevolazione di cui già godono molti dipendenti e sarà sempre più diffuso anche in Italia, tanto che tra due anni sarà una realtà consolidata nella maggior parte delle aziende. Secondo un’indagine realizzata da InfoJobs, il 70% delle aziende indica lo smart working come un’abitudine che, da qui al 2020, diventerà di uso comune. Per il 21% infatti verrà adottata dalla maggior parte delle aziende e per ben il 49% sarà la norma per le imprese di servizi/beni immateriali mentre più difficilmente si potrà estendere al resto del tessuto produttivo. La situazione ad oggi: diminuiscono le aziende contrarie, ma sono ancora la metà (quasi) Ad oggi, il 39% delle aziende ha già implementato politiche di smart working. Di queste, il 27% lo ha attivato solo per alcune aree funzionali, mentre per il 12% coinvolge tutti i dipendenti. C’è poi un 12% di imprese che ne prevede l’introduzione entro due anni. Quasi la metà delle aziende è però ancora reticente (49%), una percentuale in diminuzione dell’11,5% rispetto al 2016. Di questi, il 41% non ha intenzione di implementare lo smart working per motivi interni mentre l’8% non lo fa per mancanza di supporti tecnologici. I vantaggi Lo smart working è sicuramente visto come una leva strategica per attrarre nuovi talenti, che lo vedono come un elemento differenziante nel 37% dei casi o comunque come un incentivo su cui far leva insieme anche ad altri elementi quali il grado di responsabilità e le condizioni economiche nel 42%. Il 78% lo ritiene infatti un valore che potrebbe migliorare la qualità della vita dei dipendenti, la loro motivazione e inciderebbe positivamente sulla produttività e per il 59% porterebbe comunque un cambiamento positivo, anche se soltanto in alcune aree e non in tutti settori o per tutte le posizioni. Come monitorare il lavoro fuori sede Una delle maggiori preoccupazioni e quindi reticenze nell’adottare lo smart working riguarda la troppa libertà del dipendente e il controllo della produttività. Per monitorare l’attività svolta durante lo smart working e valutare così la produttività del dipendente, il modo migliore è quello della verifica con il proprio responsabile degli obiettivi prefissati. Solo una piccola parte delle aziende indica metodi più radicali come un report a fine giornata (16%) o addirittura un controllo informale per accertarsi l’effettiva reperibilità del lavoratore (12%).

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