Milano, la banda delle fideiussioni fasulle: truffa da 40 milioni di euro

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1 marzo 2018 di ilbroker

Avevano creato una struttura parallela ed esterna a una compagnia assicurativa legata al gruppo Reale Mutua Assicurazione, di cui avrebbero usato timbri, logo e recapiti telefonici per «emettere abusivamente» polizze fideiussorie false per un valore di oltre 40 milioni di euro e incassando dai malcapitati premi per oltre due milioni di euro. Per questo il procuratore aggiunto Laura Pedio ha chiuso le indagini, in vista della richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti di 51 persone, accusate di associazione per delinquere, abusivismo finanziario e riciclaggio.

La regia dell’organizzazione

A capo dell’organizzazione vi sarebbero stati alcuni ex dipendenti della Italiana Assicurazione, una compagnia legata al gruppo Reale Mutua Assicurazioni. Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e dalla Polizia Locale di Milano, sono nate proprio dalla denuncia della Reale Mutua Assicurazione e riguardano un giro di false fideiussioni emesse dal 2008 al 2012 in tutta Italia. Tant’è che tra le carte dell’inchiesta ci sono gli atti su fatti analoghi provenienti dalle Procura di Roma, Brescia, Agrigento, Perugia, Torino, Bergamo e Rovigo.

La truffa milionaria

La struttura parallela aveva sede a Milano, era diretta da un ex dipendente della Italiana Assicurazione, il quale con i suoi complici, tra cui una serie di colleghi, sarebbe riuscita a proporsi «come affidabile — si legge nel capo di imputazione — per la definizione di pratiche di tipo assicurativo ritenute “difficili”». Il gruppo «criminale», avvalendosi di intermediari assicurativi o sub agenti, avrebbe individuato persone in difficoltà economica che avevano bisogno di polizze fideiussorie a garanzia di prestiti, obbligazioni e dilazioni di pagamenti. Infatti, tra i beneficiari delle finte fideiussioni, oltre a una serie di società private, ci sono anche enti pubblici come l’Agenzia delle Entrate, Equitalia, il Ministero dell’Istruzione, qualche Comune, le Regioni Abruzzo, Lazio e così via. I malcapitati, per potersi avvalere di canali preferenziali e ottenere facilmente le polizze (in un caso l’importo è stato anche di 10 milioni di euro), pagavano il premio in denaro, anche contanti, non a chi aveva emesso la fideiussione «falsa», ma a società di comodo sui cui conti correnti veniva depositato il denaro raccolto in sostanza truffando i clienti.

FONTE: Corriere.it

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