Nuovo prodotto assicurativo: Trust in Me. Parliamone con Andrea Delconte AD di Novabroker.

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6 settembre 2017 di ilbroker

Chi è Andrea Delconte, nella sua vita privata con passioni, famiglia, oltre all’amministratore Delegato di Novabroker?

Sono un broker quindi fornisco un po’ di numeri: sono nato a Novara 48 anni fa, sposato con Eleonora da quasi 20 anni e felice papà di Tommaso che ha 11 anni e dei gemelli Martina e Lorenzo che hanno 9 anni.

Per quanto riguarda le passioni, oltre alla mia famiglia, apparentemente banale ma reale c’è il basket – sport vissuto in prima persona da tutti e tre i miei figli – e ci sono le camminate in campagna con il mio labrador Baloo.

Credo fermamente nelle amicizie vere e sincere.

Come sei arrivato in Novabroker?

La collaborazione è iniziata il secolo scorso nel 1991 come produttore nella storica agenzia Zurich di Novara. Qui ho svolto tutta la “trafila”: da produttore a sub-agente e poi anche procuratore.

Cambia secolo, cresco e nel 2008, con altri due soci, decido di creare Novabroker in seguito ad una analisi dei cambiamenti del mercato assicurativo che sicuramente sarebbero accaduti negli anni successivi come conseguenza dei primi Decreti Bersani – e i fatti ci hanno dato ragione.

Il riassetto societario del 2011 mi porta ad essere Amministratore Delegato e Legale Rappresentante di Novabroker Srl nonché responsabile dell’attività di intermediazione assicurativa.

Siamo una realtà media in continua espansione, con la ferma volontà di dare risposte concrete al mercato. Cerchiamo soluzioni “di nicchia” e crediamo fermamente nelle sinergie tra realtà diverse, un mix che ci permette di guardare lungo per anticipare il mercato, proponendo soluzioni innovative che, nei prossimi anni, potranno rendere ancora più profittevole il nostro lavoro.

 

 

E guardando lungo hai trovato una nicchia che aveva bisogno di un prodotto molto innovativo. Ce ne puoi parlare? Come è nata l’idea?

Parto da due considerazioni: la prima riguarda la caratteristica che più mi piace del nostro lavoro ed è la curiosità, la seconda – già accennata prima – è la sinergia tra realtà diverse. Queste due colonne portanti hanno fatto sì che un colloquio di tre anni fa si trasformasse in una sfida oggi vinta.

Per avvicinarmi in modo esaustivo a quello che hai definito “prodotto molto innovativo” permettimi due considerazioni e una domanda. Prima considerazione: viviamo in un Paese dove il concetto di stato sociale non ha più risorse economiche da mettere in campo e, quindi, una grossa fetta di assistenza è solamente indicata ma non gestita direttamente dal governo centrale. E’ un problema etico estremamente delicato e rilevante. Seconda considerazione: i dati ISTAT ci dicono che nei prossimi trent’anni la fascia di persone anziane si incrementerà in modo esponenziale – i baby boomers invecchiano – e la maggior parte delle persone anziane vivono da sole – come spiega uno studio dell’Auser -. Insomma il titolo del film di Giovanni Veronesi “Non è un paese per giovani” è una cruda realtà. E adesso la domanda: visto che la maggior preoccupazione di una popolazione anziana è la gestione del fine vita, cosa può proporre un Broker?

 

Mi spiazzi perché di solito le domande le faccio io… Un’assicurazione sulla vita?

E siamo arrivati al contendere: “solo” un’assicurazione sulla vita ma non basta, gioco con le parole per sdrammatizzare, è una risposta vecchia che non garantisce nulla.

Un anziano vuole garantito il suo funerale, cioè per essere tranquillo deve poter acquistare in vita l’esecuzione delle proprie esequie senza che nessun parente, sempre che ci siano e vivano nella stessa città, debba occuparsene. Senza che quanto ha accantonato finisca in asse ereditario. Vuole avere la tranquillità di poter gestire oggi l’unica certezza che ognuno di noi ha: la morte (la variabile è il quando accadrà) e questo in Italia non è possibile, o meglio, non era possibile.

 

Adesso mi hai incuriosito e voglio che mi presenti il prodotto.

Torniamo a tre anni fa. Sono stato contattato dalla Società di Cremazione Novarese che fa parte della Federazione Italiana Cremazione. Un ente morale nato più di 130 anni fa e che si occupa di garantire la scelta cremazionista ai propri iscritti – il documento olografo che i soci depositano presso le So.Crem. garantisce la scelta anche se i parenti sono contrari -. La domanda che mi è stata posta è stata “come possiamo garantire l’esecuzione del funerale ai nostri associati?”.
Le Società di cremazione sono Associazioni di Promozione Sociale e non possono accantonare soldi.

Le imprese di Onoranze funebri non possono vendere funerali in vita.
Le assicurazioni sulla vita non risolvono il problema.

Dovevamo studiare qualcosa di nuovo, o quantomeno, importare realtà esistenti in altri paesi come gli Stati Uniti o la Francia.
A complicare il progetto c’è la realtà federalista italiana dove le leggi dello stato centrale vengono applicate regionalmente e dove ogni comune applica tariffe cimiteriali diverse.
Per offrire una proposta commerciale etica abbiamo dovuto creare un gruppo di lavoro composto da notai, avvocati, commercialisti, esponenti del terzo settore e broker – o meglio – Novabroker, e ci siamo riusciti.
Visto che il problema riguarda una fetta importante di popolazione, e non solo chi sceglierà la cremazione,

è nata un’associazione di promozione sociale ad hoc che si chiama Exitus che ha il compito di dare tutte le risposte sulla gestione del fine vita in ogni provincia italiana e che tiene i contatti con i comuni per essere aggiornata su modalità e tariffe cimiteriali. E’ nata una società, Trust in me srl – di cui sono socio – che propone a tutti la possibilità di acquistare in vita l’esecuzione del proprio funerale. La società ha come fornitori imprese di onoranze funebri selezionate, con contratti a scadenza annuale ed è quindi in grado di poter offrire un servizio completo e attento oggi come tra vent’anni.

 

Se qualche intermediario fosse interessato come può mettersi in contatto con voi?

Lasciami approfondire il motivo per cui gli intermediari dovrebbero essere interessati. Abbiamo affrontato e risolto un problema etico dando certezze a una fascia di popolazione debole: gli anziani. Ma nulla toglie che quanto “Trust in me” propone possa diventare un benefit per persone più giovani, attive nel mondo del lavoro che vogliono vedere preservata una possibilità. Quindi il mercato di riferimento è estremamente ampio: associazioni di categoria, industrie, case di riposo, tutela di altre associazioni.
Al momento siamo attivi su quattro province: Novara, V.C.O., Vercelli e Biella. Entro fine anno partiranno le filiali a Catania, Palermo, Trapani, Cosenza e San Benedetto del Tronto. Ma siamo pronti a studiare realtà geografiche nuove, su richiesta.
Da ultimo posso dire che è allo studio un ampliamento del mercato potenziale. Stiamo studiando le problematiche relative al rimpatrio delle salme, ma di questo e altro potrà dirvi di più l’Amministratore Unico di Trust in me, Ezio Ferraris.

Sarà interessantissimo intervistarlo a breve ma non mi hai risposto all’ultima domanda: come ci si mette in contatto con voi?

Scusa, è un mondo così grande che mi sono fatto prendere dalla passione dimenticando la risposta più importante: basta una mail a segreteria@trustinme.it.

La redazione 

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